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Israele pronto a demolire 10 palazzi palestinesi vicini al Muro

Michele Giorgio 20 luglio 2019
Domani si attende la sentenza definitiva della Corte suprema israeliana che, stando alle previsioni, autorizzerà la distruzione di 70 appartamenti a Sur Baher, villaggio-sobborgo di Gerusalemme Est. 350 civili palestinesi rischiano di rimanere senza casa nonostante le proteste dell’Onu.

Fuochi d’artificio e pranzo con amici e parenti. Sono giorni di festa per i palestinesi in Cisgiordania, Gaza e a Gerusalemme est. Sono stati diffusi i risultati del Tawjihi, la maturità, e ragazzi e genitori celebrano il conseguimento del diploma.
Pochi però hanno voglia di festeggiare a Sur Baher, un villaggio-sobborgo meridionale della zona araba (Est) di Gerusalemme, dove decine di famiglie presto rimarranno senza casa. «Come potrei essere felice, tra poche ore o pochi giorni perderemo la casa e proprio non riesco a gioire per il risultato del Tawjihi. Mio padre ha sudato per gran parte della sua vita per poter comprare questo appartamento», spiega Samer Obeidah, 17 anni.
Lo stato d’animo di Samer è simile a quello di centinaia di abitanti di Sur Baher. Qui, probabilmente a partire da domani, l’esercito israeliano abbatterà dieci edifici – 70 appartamenti abitati da circa 350 palestinesi tra cui nove rifugiati, una coppia di anziani e cinque bambini – situati a ridosso del Muro costruito da Israele per separare Gerusalemme dalla Cisgiordania.
I tre giudici della Corte suprema hanno deciso all’unanimità a favore delle demolizioni e respinto il primo ricorso dei proprietari delle case. «I firmatari (del ricorso) hanno iniziato e continuano a costruire strutture senza ricevere un permesso speciale dal locale comandante militare», hanno scritto nelle motivazioni della loro sentenza. E hanno aggiunto che gli edifici palestinesi, costruiti a breve distanza dal Muro, potrebbero fornire «una copertura per aggressori».
Più semplice la spiegazione data dai comandi militari. Le demolizioni, hanno fatto sapere, sono frutto di «considerazioni operative» e della «politica statale». Sull’ultimo ricorso presentato dai legali delle famiglie la Corte suprema deciderà domani. Appena arriverà la sentenza, che si prevede ancora una volta favorevole alle demolizioni, le ruspe entreranno in azione per ridurre le case palestinesi in un cumulo di macerie. Il costo delle demolizioni sarà addebitato alle famiglie.
A Sur Baher perciò sono ore di tensione e dolore, nell’indifferenza dei media internazionali. A scrivere di quanto sta accadendo è solo qualche giornale locale. «Siamo sconvolti» dice Amr Abu Their, che vive in uno degli edifici che saranno demoliti, «ogni famiglia ha investito i risparmi di una vita che svaniranno in pochi attimi, solo perché le nostre case sono vicine al Muro dell’occupante». Altri ricordano che quando hanno acquistato o costruito i loro appartamenti nessuno poteva sapere che Israele avrebbe eretto in quella zona una barriera di cemento tra Gerusalemme e la Cisgiordania. E ripetono che Sur Baher si trova a cavallo tra le due parti.
Per esercito e giudici in ogni caso conta solo la legge israeliana. Ma questa non è una semplice storia di costruzioni “abusive”. Sur Baher è in territorio palestinese occupato e le leggi internazionali vietano a Israele di attuare provvedimenti che penalizzano la popolazione civile palestinese. Senza dimenticare che contro il Muro – che Israele sostiene di aver costruito per «ragioni di sicurezza» – si è pronunciata 15 anni fa anche la Corte internazionale dell’Aja.
Le Nazioni Unite mercoledì hanno chiesto a Israele di fermate le demolizioni. «Demolizioni e sgomberi forzati sono alcune delle molteplici pressioni che generano il rischio di trasferimento forzato per molti palestinesi in Cisgiordania», scrivono in un documento congiunto Jamie McGoldrick, Gwyn Lewis e James Heenan, a nome di tre agenzie dell’Onu.
Sottolineano che «i residenti di Gerusalemme Est e le aree adiacenti sono stati colpiti da un significativo aumento delle demolizioni nel 2019». Piuttosto, concludono, Israele è chiamato ad attuare «politiche di pianificazione equa che consentano ai palestinesi residenti in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, di soddisfare le loro esigenze abitative e di sviluppo, in linea con i suoi obblighi di potenza occupante».
Punta il dito contro la Corte suprema israeliana l’Organizzazione per la liberazione della Palestina. La demolizione delle case, avverte l’Olp, «stabilisce un precedente che consentirà alle forze israeliane di distruggere un numero molto elevato di edifici palestinesi che sono situati nelle immediate vicinanze del Muro».