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SUDAN. Intesa tra militari e opposizioni per condivisione del potere

5 luglio 2019, Nena News
Grazie alla mediazione etiope e dell’Unione Africana, sarà formato un governo tecnocratico indipendente e creato un consiglio con presidenza a rotazione per un periodo di tre anni. Sarà inoltre aperta un’indagine trasparente “su tutti gli spiacevoli incidenti delle recenti settimane”. L’opposizione: “Speriamo sia inizio di una nuova era”. I militari: “Accordo che non esclude nessuno”.

Il consiglio militare sudanese e le forze d’opposizione hanno raggiunto un accordo per la condivisione del potere durante il periodo transitorio che dovrà portare il Sudan alle elezioni. Dopo due giorni di incontri a Khartoum, le due parti hanno trovato un’intesa per la formazione di “un consiglio sovrano con presidenza a rotazione formato da militari e civili che durerà per un periodo di tre anni o poco più”. A dirlo alla stampa è stato stamane all’alba il mediatore dell’Unione africana Mohammad Hasan Lebatt.
Secondo quanto ha riferito Lebatt, è stato raggiunto un accordo anche per la formazione di un governo tecnocratico indipendente, per l’apertura di un’indagine trasparente e indipendente “su tutti gli spiacevoli incidenti che il Paese ha affrontato nelle recenti settimane” e per posticipare la creazione di un consiglio legislativo. Non è chiaro al momento quale sarà la proporzione dei membri civili e militari all’interno del consiglio transitorio. Una questione nient’affatto irrilevante dato che questo è stato il motivo del fallimento dei passati incontri tra opposizioni e il regime.
Non è la prima volta che le due parti trovano, almeno a parole, un’intesa. Prima del massacro del 3 giugno in cui sono stati uccisi più di 100 dimostranti dai militari, infatti, era stato stabilito che alle opposizioni raccolte nella coalizione delle “Forze per la libertà e il cambiamento” (FFC) spettavano i due-terzi dei seggi del consiglio legislativo. L’accordo era poi naufragato a causa delle violenze dell’esercito. “Questa intesa– ha commentato Omar al-Degair, uno dei leader della FFC – apre la strada alla formazione delle istituzioni dell’autorità transitoria e speriamo che sia l’inizio di una nuova era”. “Quest’accordo – gli fa eco il Generale Mohammad Hamdan Dagalo, vice capo del Consiglio transitorio militare e alla guida delle “Forze di supporto rapido” accusate di aver compiuto i massacri di questi ultimi mesi in Sudan – è completo e non esclude nessuno”. “Ringraziamo i mediatori africani ed etiopi per i loro sforzi e la pazienza dimostrata – ha aggiunto – Così come ringraziamo i nostri fratelli delle Forze della Libertà e il Cambiamento per lo spirito positivo [che hanno avuto]”.
Resta ora da capire se l’accordo troverà effettivamente applicazione: al momento è difficile fare previsioni visto quanto accaduto nelle ultime settimane a causa della repressione brutale del regime. Che i segnali di un’intesa fossero nell’aria lo si era capito però la scorsa settimana quando il consiglio militare aveva accolto con favore la proposta etiope e dell’Unione africana per ristabilire la calma nel Paese. Ma se da un lato i militari si dimostravano aperti a dialogare, dall’altro continuavano a uccidere: almeno 7 oppositori hanno perso la vita domenica durante la “Marcia dei milioni”.