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SIRIA. Afrin protesta contro l’indifferenza europea

Rossella Assanti 21 novembre 2018
Gli sfollati del cantone curdo, da marzo in campi profughi improvvisati, manifestano la loro rabbia dopo la decisione della Corte Europea per i diritti umani di non intervenire contro la Turchia per l’occupazione delle loro terre.

La Corte Europea dei diritti umani ha voltato le spalle ai civili di Afrin, nel Kurdistan siriano, respingendo tutte le cause legali presentate per citare in giudizio lo Stato turco su tutti gli atti criminali perpetrati dalla Turchia e dai suoi mercenari contro il popolo di Afrin a partire dal marzo 2018.
Atti che violano i diritti umani: la popolazione civile ha dovuto subire e sta ancora subendo rapimenti, sequestro di persone con riscatto, omicidi, cambiamenti demografici sistematici, sequestro di case, denaro e proprietà. Atti portati al cospetto della Corte Europea al fine di ricevere una tutela legale condannando uno Stato, membro della Nato come lo è la Turchia, che sta facendo carta straccia delle Convenzioni di Ginevra.
Di fronte alla scelta della Corte Europea la popolazione sfollata da Afrin, ora rifugiata nei campi profughi dell’area di Sahaba, da due giorni sta protestando per chiedere che non vengano chiusi gli occhi di fronte a quanto commesso dallo Stato di Recep Tayyip Erdogan contro il popolo curdo. “Non possono lasciarci soli” dicono.
Di seguito il comunicato ufficiale letto nei campi durante le proteste:
“La Corte europea per i diritti umani ha respinto le denunce presentate dai cittadini di Afrin contro lo Stato turco in seguito alla sua occupazione delle terre del Cantone di Afrin. La Corte europea ha respinto tutte le cause legali presentate per citare in giudizio lo Stato turco su tutti gli atti criminali perpetrati dalla Turchia e dai suoi mercenari contro il popolo di Afrin senza fornire prove giuridiche convincenti. La Corte europea afferma che le denunce presentate sono legalmente incomplete, facendo finta che vi sia la possibilità di citare in giudizio lo Stato turco nei tribunali turchi.
Quindi, dicendo che ‘tutte le procedure legali locali non dovrebbero essere consumate’, sfugge alle sue responsabilità legali umanitarie per quanto riguarda la piaga subita dalla nostra gente. Questo popolo, ora sottoposto a violenze criminali disumane sempre più atroci e raccapriccianti, è vis-à vis con una sistematica pulizia etnica e culturale da parte dell’occupazione turca. La decisione della Corte europea di deferire le denunce ai tribunali turchi equivale a consegnare i curdi al loro carnefice.
Non è un segreto oggi, come ben sa la Corte europea, che la legge non regna in Turchia, paese dove i tribunali sono soggiogati a programmi politici dispotici. Oggi in Turchia decine di migliaia di persone innocenti sono illegalmente rinchiuse senza processi equi e giusti. Questa è una prova sufficiente del fatto che la decisione della Corte Europea è politicamente motivata, lontano dalla professione legale e dall’adempimento della giustizia che ha sempre cercato di raggiungere. Vorremmo chiedere al venerabile tribunale dell’Unione europea se è giusto e logico che lo Stato di occupazione turco sia il giudice e il querelato allo stesso tempo?
Noi, nel Consiglio del Cantone di Afrin, condanniamo e denunciamo nei termini più estremi possibili questa decisione di respingere le nostre denunce e azioni legali. Consideriamo questa decisione come una sorta di sostegno allo stato turco nei suoi sporchi atti di occupazione contro il popolo di Afrin. Pertanto, crediamo che la corte abbia rischiato di perdere gran parte della sua credibilità legale e statutaria davanti all’opinione pubblica.
La Corte Europea ha chiuso un occhio su tutti i gravi crimini commessi dalla Turchia contro il popolo di Afrin, compresi il saccheggio, il sequestro di persone con riscatto, oltre a omicidi, cambiamenti demografici sistematici, sequestro di case, denaro e proprietà. Tutti i gruppi per i diritti umani e le organizzazioni di legge hanno documentato violazioni su larga scala dei diritti umani commesse dalla Turchia e dai suoi mercenari ad Afrin.
Ad esempio, Human Rights Watch, Amnesty International e diverse altre organizzazioni regionali e internazionali hanno attestato e registrato tali violazioni e abusi. Pertanto, la Corte Europea avrebbe dovuto ricorrere a queste documentate relazioni sui diritti umani come un quadro legale e prove sufficienti per ammettere denunce e azioni legali avanzate dalla popolazione di Afrin. Di conseguenza, il tribunale avrebbe dovuto pronunciare il suo verdetto di condanna dello Stato di occupazione sui suoi atti criminali di ferocia contro i civili senza armi.
La Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani asserisce che Afrin ha denunciato violazioni su larga scala dei diritti umani da parte della Turchia, congiuntamente ai gruppi di opposizione siriana della Turchia che hanno preso il controllo di Afrin il 18 marzo 2018. Tuttavia, la Corte europea dei diritti umani ignora intenzionalmente e consciamente tutte le chiamate volte a fermare la Turchia dal perpetrare ulteriori violazioni dei diritti umani in Afrin.
Chiediamo alla Corte europea di ritirare la sua decisione sbagliata, per rimediare a questa ingiustizia accogliendo le denunce e le azioni legali avanzate dai cittadini di Afrin. In questo modo, può correggere l’errore, ristabilire l’equilibrio emettendo un verdetto giusto al fine di rispettare la legge e la giustizia per il bene del popolo di Afrin perseguitato. Potrebbe anche esercitare ulteriori pressioni sulla Turchia per porre fine ai suoi barbari atti di violenze perpetrate contro il nostro popolo e per far sì che vengano ritirate le sue orde armate da Afrin.
Quindi, la Corte dovrebbe considerare questa occupazione come una violazione della sovranità della Siria, che è un membro delle Nazioni Unite, e una flagrante violazione del diritto internazionale e delle convenzioni delle Nazioni Unite nei confronti della sovranità e integrità dei membri dello Stato delle Nazioni Unite. In definitiva, ancora una volta, chiediamo il nostro diritto legale nel difendere le nostre terre e il nostro popolo resistendo a questa illegittima occupazione disumana attraverso tutti i mezzi legittimi possibili. Il tutto al fine di liberare una volta per tutte questa occupazione turca da Afrin”.