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Il fenomeno Trump visto dagli accademici cinesi

di Simone Pieranni, 27 luglio 2016.

Ora che Trump è candidato ufficiale dei repubblicani, in Cina si
ricomincia a parlare di lui. Ma mentre la popolazione cinese,
generalizzando un minimo, oscilla tra la curiosità e lo scetticismo,
diverso è l’atteggiamento degli studiosi. L’ultima intervista del
magnate al New York Times, nella quale mette anche in discussione la
Nato, ha aumentato le riflessioni cinesi sul suo conto.

Il Global Times ha dedicato un ampio reportage a quanto si dice su Trump all’interno del mondo degli studiosi cinesi. Come detto tempo fa, ritenere che ai cinesi «piaccia Trump» non è né falso né completamente vero.

 

Di sicuro c’è un po’ di rivincita nei cinesi nel giudicare la
«democrazia» americana, capace di creare simili fenomeni. Dall’altro c’è
uno spirito anti establishment che rischia di fare presa anche su una
popolazione, come quella cinese, che pure non ha i medesimi diritti di
voto e di rappresentanza della società americana.


 

È soprattutto su questo aspetto che si concentrano le attenzione dei
politologi e studiosi di scienza politica cinesi. «All’inizio, non ci
aspettavamo che il disgusto americano nei confronti di Washington e Wall
Street avesse un impatto così forte sulle elezioni generali degli Stati
Uniti» ha raccontato al Global Times Jin Canrong, vice direttore del Centro di Studi Americani presso la Renmin University of China.


 

Jin ha specificato di «credere che il crescente divario di ricchezza e
il rallentamento dell’economia negli Stati Uniti abbia portato al
crescente sostegno di Trump, per non parlare dell’impudenza di Trump,
che lo separa dai politici tradizionali».


 

Il Global Times ricorda come ancora nel mese di dicembre 2014, il sito ufficiale della MSNBC
pubblicasse un articolo dal titolo: «Come sarebbe un confronto Jeb
Bush-Hillary Clinton nel 2016?». A quel tempo, prosegue il quotidiano
governativo cinese, l’opinione pubblica ancora «credeva che l’elezione
avrebbe piazzato membri delle due famiglie politiche d’élite degli Stati
Uniti».



 
Wang Yiwei, studioso di relazioni internazionali presso
la Renmin University, ha detto che gli esperti «non si aspettavano che
la globalizzazione avesse un effetto» così forte sulle «opinioni
politiche della classe media dei paesi occidentali».


 

Wang ha detto che la globalizzazione é stata a favore della classe
media, che ha giocato un ruolo importante nella società. Tuttavia, la
globalizzazione «sta affrontando un momento difficile, e sta causando
problemi per la classe media in Occidente, come la crisi degli
immigrati, gli attacchi terroristici e le tensioni razziali».


 

Gli esperti credevano che la classe media avrebbe avuto un ruolo nella
stabilizzazione della società, ma ora – a quanto pare – quella stessa
classe media sembra rivoltarsi contro i suoi «rappresentanti». Questo
potrebbe essere il motivo per cui gli esperti non si aspettavano che
Trump andasse così lontano.


 

I netizen cinesi – invece – secondo il Global Times considerano l’ascesa di Trump uno spettacolo «comico».

 

Su guancha.cn, un sito cinese che si concentra sulla politica e le
questioni sociali, «le notizie correlate a Trump sono popolari». Tra i
commenti nel sito molti affermano «di sostenere Trump perché credono che
Trump rovinerà gli Stati Uniti e permetterà alla Cina di superare gli
Stati Uniti il più presto possibile».


 

Sulla stessa lunghezza anche uno studioso. Song Luzheng,
ricercatore presso l’Istituto Cinese della Fudan University, ha detto
che «è il sistema democratico, non Trump, che dovrebbe essere incolpato
per l’attuale caos nelle elezioni».


  

FONTE: China-files