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Estensione Naspi e Dis-Coll: è davvero per tutti? La grande truffa del Decreto Rilancio

Ricercatori Determinati-Pisa 23/05/2020
Durante la pandemia abbiamo più volte ascoltato l’annuncio eclatante: “Lo Stato c’è”. 

Come Ricercatori Determinati Pisa abbiamo quindi accolto con piacere la notizia della proroga di Dis-Coll e Naspi, prestazioni a sostegno di alcune tra le più deboli categorie di lavoratori. Ci ha molto sorpreso invece scoprire dal testo del cosiddetto dl Rilancio (DL 34 del 19/05/2020), che molte tra queste categorie ne sono rimaste in realtà escluse.
All’art. 92 del DL Rilancio si dispone la proroga per “le prestazioni […] il cui periodo di fruizione termini nel periodo compreso tra il 1° marzo 2020 e il 30 aprile 2020”. Prestazioni, Naspi e Dis-coll sono versate per legge a partire dall’ottavo giorno successivo alla conclusione del proprio contratto di lavoro (fonte: https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx…). Per i dottorandi del XXXII ciclo, l’indennità inizia quindi necessariamente l’8 Novembre 2019 (8 giorni dopo la cessazione del contratto) e finisce l’8 Maggio 2020. Di conseguenza, l’INPS non verserà nulla a questi dottorandi per questi otto giorni di differenza, previsti per legge tra la fine del contratto di lavoro e l’inizio della prestazione. Poco importa la situazione di estrema difficoltà di chi viene così escluso.
A questo quadro si aggiungono altre difficoltà riguardanti anche gli assegnisti di ricerca. La sospensione non retribuita per gravi motivi (salute, maternità, incompatibilità lavorativa) non è infatti considerata interruzione del rapporto lavorativo, e quindi non dà diritto alla Dis-coll. Di conseguenza, coloro che lavorano nella ricerca ma hanno dovuto interromperla per gravi motivi, non solo si ritrovano senza stipendio e senza sussidio di disoccupazione, ma per di più non possono chiedere un prolungamento retribuito della sospensione, non rientrando nella casistica di cui sopra.
Inoltre, il riferimento del DL “Rilancio” al precedente DL “Cura Italia” del 17 marzo impedirà a tutti i beneficiari dell’indennità prevista dall’art 27 del DL “Cura Italia” (600 € per i lavoratori iscritti in gestione separata INPS e titolari di un co.co.co, in molti casi conferiti anche a chi già si trovasse in regime di disoccupazione) di essere inclusi nell’estensione della disoccupazione prevista dal DL “Rilancio”. Sempre all’art. 92 del DL “Rilancio” si legge infatti: “a condizione che il percettore non sia beneficiario delle indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30, 38 e 44 del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, né di quelle di cui agli articoli 84, 85 e 98 del presente decreto”. Titolari di assegni di ricerca che hanno esaurito la Dis-coll nel mese di Marzo 2020, per esempio, e che hanno richiesto e ottenuto l’indennità, non potranno beneficiare dei due mesi aggiuntivi di tutela previdenziale. Questa clausola di incompatibilità di fatto penalizza tutti quei lavoratori che in questo momento si trovano ad affrontare un tragico momento di inattività, senza neppure avere concrete prospettive lavorative.
Notiamo inoltre che queste misure – tecniche e indipendenti dal settore lavorativo – danneggiano tutte le persone che si ritrovano in condizioni di occupazione o disoccupazione simili: chiunque abbia beneficiato del bonus di 600 euro echiunque benefici di Naspi o Dis-Coll erogate dall’inizio di Novembre 2019.Tra queste, anche lavoratori e lavoratrici di settori diversi dalla ricerca: non solo dottorandi, assegnisti di ricerca, borsisti e insegnanti supplenti, ma anche apprendisti, lavoratori di cooperative (come, ad esempio, i lavoratori agricoli), personale artistico e dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.
Non riusciamo davvero a capire quali motivi abbiano guidato queste scelte. La Dis-coll è una misura previdenziale pensata proprio a tutela di tutti quei lavoratori e lavoratrici che ora vengono esclusi dalla sua fruizione, e le incompatibilità sopra elencate colpiscono, all’interno di una categoria lavorativa già debole, coloro che sono in una condizione di ancor maggiore vulnerabilità.
Evidentemente lo Stato “c’è”, ma non per tutti. Auspichiamo che le organizzazioni e le singole persone che lavorano, in solidarietà o direttamente colpite da queste ingiuste misure, si uniscano nella lotta per portare alla votazione in Parlamento degli emendamenti necessari.
DIVIS* SIAMO NIENTE, UNIT* SIAMO TUTTO!