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L’esercito israeliano non ha cecchini al confine di Gaza: ha dei cacciatori

Gideon Levy 10/03/2020
Sono i migliori dei nostri ragazzi. Uno è un “musicista di un buon liceo”, un altro è un “boy scout specializzato in teatro”. Questi sono i cecchini che hanno sparato su migliaia di manifestanti disarmati lungo la recinzione di confine di Gaza.

Tradotto da Alba Canelli

Nella Striscia di Gaza, ci sono 8.000 giovani uomini permanentemente disabili a causa delle azioni dei cecchini. Ad alcuni di loro sono state amputate le gambe, e i cecchini ne sono molto orgogliosi. Nessuno dei cecchini intervistati per lo spaventoso reportage di Hilo Glazer a Haaretz (6 marzo) ha rimpianti. Se sono dispiaciuti, è perché non hanno versato altro sangue.

Uno di loro è stato deriso nel suo battaglione con “ecco che arriva l’assassino”. Si comportano tutti come assassini. Se le loro azioni non lo dimostrassero – più di 200 morti a causa loro – allora le loro dichiarazioni dimostrano che questi giovani hanno perso la loro bussola morale. Si sono persi. Continueranno a studiare, a fare carriera e a crescere le famiglie, e non si riprenderanno mai dalla cecità. Hanno reso fisicamente disabili le loro vittime, ma le loro stesse disabilità sono più gravi. Le loro anime sono state completamente distorte. Non saranno mai più individui morali. Sono un pericolo per la società. Hanno perso la loro umanità, se ne avevano, sulle berme di tiro che si affacciano sulla Striscia di Gaza. Sono i figli dei nostri amici e gli amici dei nostri figli, i giovani nell’appartamento di fronte. Ascoltate come parlano.
Il discorso dei soldati che conoscevamo un tempo – la raccolta di testimonianze sulla Guerra dei Sei Giorni pubblicata in inglese come “The Seventh Day” – si è trasformato in un discorso dei macellai. Forse è meglio così – ci siamo risparmiati un po’ di ipocrisia – ma è difficile non rimanere scioccati dagli abissi nei quali siamo sprofondati. Si sono ricordati di quante ginocchia hanno sparato. “Ho polverizzato sette o otto ginocchia in un giorno. In poche ore ho quasi battuto il suo record”. “Ha beccato circa 28 ginocchia”. Hanno sparato a giovani uomini e donne disarmati che cercavano invano di lottare per la loro libertà, un obiettivo che non avrebbe potuto essere più giusto. “Lo scenario abituale dovrebbe essere quello di colpire, romperli un ginocchio- nel migliore dei casi, la rotula – nel giro di un minuto, un’ambulanza arriva e lo porta via, e dopo una settimana si prende una pensione d’invalidità”.
Non vi basta? “L’obiettivo è quello di causare all’incitatore il minimo danno, così smetterà di fare quello che sta facendo. Così io, almeno, cercherei di mirare a un posto più grasso, nella regione muscolare”. Non è ancora abbastanza? “Se hai colpito per sbaglio l’arteria principale della coscia invece della caviglia, allora o hai voluto sbagliare o non dovresti fare il cecchino. Ci sono cecchini, non molti, che “scelgono” di sbagliare”.
Sapevano con chi avevano a che fare. Non si riferiscono alle loro vittime nemmeno come “terroristi”, ma solo come “incitatori”. Qualcuno li ha paragonati ai membri di un movimento giovanile.
“Anche se non si conoscono i loro ‘ranghi’ precisi, si capisce dal loro carisma chi è il leader del gruppo”.
Hanno scelto le loro vittime per il loro carisma, con la precisione di un cecchino. La loro “aura di leadership” ha destinato i giovani uomini a una vita da disabili nella gabbia che è Gaza. Ma non è stato sufficiente. Stanno diventando assetati di sangue, come solo i giovani incitati possono essere. Volevano più sangue, non solo sangue, il sangue di un bambino. Non solo il sangue di un bambino, ma di fronte alla sua famiglia.
“Lasciatemi sparare solo una volta a un ragazzo di 16 o anche 14 anni, ma non alla gamba – lasciate che gli faccia saltare la testa davanti a tutta la sua famiglia e a tutto il suo villaggio. Lasciatelo morire dissanguato. E forse per un mese non dovrò rompere altre 20 ginocchia”.
Volevano il sangue dalla testa di un ragazzo per risparmiarsi la necessità di distruggere altre 20 ginocchia. Hanno identificato l’età delle loro vittime dall’abbigliamento: camicie con colletto per i più anziani, magliette per i più giovani.
Nessuno di loro è stato sottoposto alla corte marziale. Correzione: uno di loro è stato condannato a sette giorni di carcere militare per aver sparato a una pecora. I soldati dell’esercito più morale del mondo non sparano alle pecore. Con 200 morti e 8000 feriti, pensano che “le catene che ci sono state imposte sono vergognose”. Questa è la loro vergogna. Sono la nostra vergogna. Loro e i loro comandanti. Loro e l’esercito che ordina loro di sparare ai manifestanti come se fossero “anatre che hanno scelto di oltrepassare la linea”.
Coloro che sparano alle anatre non sono dei cecchini. Sono cacciatori.