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Smascherare la tortura su Julian Assange

Nils Melzer 06/08/2019
L’articolo di opinione, qui sotto, è stata proposto dal professor Nils Melzer, Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, per pubblicazione in occasione della Giornata internazionale di sostegno alle vittime della tortura, il 26 giugno 2019, al Guardian, al Times, al Financial Times, al Sydney Morning Herald, a The Australian, al Canberra Times, al Telegraph, al New York Times, al Washington Post, a Reuters e a Newsweek. Tutti si sono rifiutati di pubblicarlo.

Tradotto da Silvana Fioresi

Editato da Fausto Giudice
Lo so, forse pensate che mi illudo, come la vita in un’ambasciata, con un gatto e uno skateboard, può essere assimilata a una tortura? È esattamente quello che ho pensato, anch’io, quando Assange ha chiesto al mio ufficio la protezione. Come la maggior parte delle persone, ero stato inconsciamente intossicato dall’incessante campagna di diffamazione condotta durante questi anni. C’è stato quindi bisogno di bussare una seconda volta alla mia porta per attirare la mia attenzione, vista la mia reticenza. Ma, una volta esaminati i fatti della questione, quello che ho trovato mi ha riempito di repulsione e incredulità.
Di sicuro, ho pensato, Assange deve essere uno stupratore! Ma ciò che ho scoperto è che non è mai stato accusato di infrazione sessuale. Certamente, poco dopo che gli USA ebbero incoraggiato i loro alleati a trovare dei motivi per accusare Assange, i procuratori svedesi hanno informato la stampa scandalistica che era sospettato di aver stuprato due donne. Stranamente le due donne in questione non hanno mai affermato di essere state stuprate, né hanno avuto l’intenzione di denunciare un qualunque crimine. Figuratevi! Tra l’altro, l’esame medico-legale di un preservativo portato come prova, presumibilmente portato e strappato durante i rapporti sessuali con Assange, non presentava alcuna presenza di DNA, né di quello di Assange, né di quello della donna, né di chicchessia. Andate a capire. Una donna ha addirittura inviato un SMS dicendo che voleva solo che Assange facesse un test per l’HIV, ma che la polizia era “entusiasta all’idea di mettergli le mani addosso”. Ancora una volta, andate a capire. Da quel momento, la Svezia e la Gran Bretagna hanno fatto di tutto per impedire che Assange facesse fronte a tali affermazioni senza doversi contemporaneamente esporre al rischio di un’estradizione verso gli USA e quindi a un processo fantasma seguito da una pena all’ergastolo. Il suo ultimo riparo era quindi stata l’ambasciata dell’Ecuador.
D’accordo, mi sono detto, ma Assange deve essere senz’altro un hacker! Ma ciò che ho scoperto è che tutte le sue rivelazioni gli sono state divulgate liberamente, e che nessuno lo accusa di aver hackerato un solo computer. In effetti la sola accusa, contestabile, di pirateria informatica contro di lui è quella di un tentativo infruttuoso di hackerare una sola password che, se ci fosse riuscito, avrebbe potuto aiutare la sua fonte a nascondere le sue tracce. Ad ogni modo, una catena speculativa e incongruente di avvenimenti isolati: un po’ come se si cercasse di accusare un conducente di aver tentato, senza riuscirci, di oltrepassare il limite di velocità, ma che ha fallito perché la sua auto non era abbastanza potente.
Va bene, allora, mi sono detto, almeno possiamo essere sicuri che Assange sia una spia russa, che si è intromesso nelle elezioni usamericane e ha causato dei morti per negligenza! Ma tutto quello che ho trovato è che pubblicava regolarmente delle informazioni veritiere di interesse pubblico senza nessun abuso di fiducia, o violazione di un dovere o rottura di lealtà. Sì, ha denunciato crimini di guerra, corruzione e violazioni, ma non confondiamo sicurezza nazionale e impunità governativa. Sì, i fatti rivelati hanno permesso agli elettori usamericani di decidere in modo più informato, ma non è questa semplicemente democrazia? Sì, bisogna tenere delle discussioni etiche sulla legittimità delle pubblicazioni di documenti segreti in versione integrale. Ma se fosse veramente stato causato un pregiudizio, come mai né Assange né WikiLeaks non sono mai stati oggetto di accuse criminali o civili per un equo indennizzo?
Ma allora, mi sono trovato a perorare, Assange deve sicuramente essere un narcisista egocentrico, che attraversa l’ambasciata dell’Ecuador con lo skate e spalma escrementi sui muri? Ebbene, tutto quello che ho sentito dal personale dell’ambasciata è che gli inevitabili inconvenienti del suo alloggio nei loro uffici sono stati gestiti con mutuo rispetto e considerazione. Questo atteggiamento è cambiato solo dopo l’elezione del presidente Moreno, quando è stato loro chiesto di trovare qualcosa per infangare Assange e, non avendolo fatto, sono stati rapidamente sostituiti. Il Presidente stesso ha personalmente sparso i pettegolezzi urbi et orbi, e ha privato personalmente Assange dell’asilo e della cittadinanza ecuadoregna a dispetto di ogni procedura legale.
Ma alla fine ho realizzato che sono stato accecato dalla propaganda e che Assange era stato sistematicamente calunniato per spostare l’attenzione dai crimini che aveva denunciato. Una volta disumanizzato dall’isolamento, gli scherni e la vergogna, come le streghe che facevamo bruciare sui roghi, è stato facile privarlo dei suoi diritti più fondamentali senza provocare l’indignazione pubblica nel mondo intero. È così che si sta preparando un precedente giuridico, entrato dalla porta di servizio della nostra propria compiacenza, che può essere applicato, e in futuro lo sarà, alle rivelazioni del Guardian, del New York Times o di ABC News.
Molto bene, direte voi, ma cosa c’entra la calunnia con la tortura? Ebbene sì, è una chinascivolosa. Quella che può sembrare una semplice « calunnia » nel dibattito pubblico diventa rapidamente un’ « intimidazione » quando è utilizzata contro persone indifese, e anche « persecuzione » quando è implicato lo Stato. Ora, aggiungeteci un carattere intenzionale e terribili sofferenze e ciò che otterrete sarà una tortura psicologica nel vero senso del termine.
Sì, vivere in un’ambasciata con un gatto e uno skateboard può sembrare un buon affare quando si crede il resto della menzogna. Ma quando nessuno si ricorda del motivo dell’odio che subite, quando nessuno vuole ascoltare la verità, quando né i tribunali, né i media chiedono conti ai potenti, allora il vostro rifugio è soltanto una scialuppa nel bacino degli squali, e né il vostro gatto né il vostro skateboard vi salveranno la vita.
Anche se fosse il caso, vi direte forse, perché consumare così tante energie per Assange, mentre innumerevoli altre persone sono torturate nel mondo? È perché non si tratta solo di proteggere Assange, ma di impedire un precedente suscettibile di sigillare la sorte della democrazia occidentale. Perché quando dire la verità sarà diventato un crimine mentre i potenti godranno di impunità, sarà troppo tardi per raddrizzare il tiro. Avremo abdicato la nostra voce alla censura e il nostro destino a una tirannia incontrollata.