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FOCUS ON AFRICA. Rdc, nuove violenze etniche; Kenya, corruzione ai vertici; Tanzania, affari d’oro con la Cina

Federica Iezzi 27 luglio 2019
Torna la nostra rubrica settimanale su alcuni degli avvenimenti più importanti in Africa. Oggi vi portiamo in Kenya, Repubblica democratica del Congo e Tanzania.

Repubblica Democratica del Congo
Nell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite si sottolinea la grande preoccupazione per il perpetrarsi di violenze che hanno provocato lo sfollamento di centinaia di migliaia di civili nell’area nord-orientale della Repubblica Democratica del Congo. La minaccia di nuovi scontri sta impedendo ai civili il rientro nelle proprie case. Il deterioramento della situazione della sicurezza sta inoltre interrompendo il processo di rimpatrio nel Paese.
Gli scontri interetnici nella turbolenta e ricca regione dell’Ituri hanno lasciato almeno 700mila persone in balia di soli aiuti umanitari. L’Ituri ha una storia di violenza etnica, con oltre 60mila persone uccise e altre 500mila sfollate a causa di sanguinosi scontri tra gruppi rivali tra il 1999 e il 2003.
In tutto il Paese i disordini hanno prodotto 4,5 milioni di sfollati interni, dal dicembre 2017, e oltre 850mila civili hanno attraversato i confini per stazionare in Angola, Zambia e altri Paesi limitrofi.
La politica della Repubblica Democratica del Congo è stata sconvolta da una lotta di potere da quando Felix Tshisekedi ha ottenuto la vittoria a sorpresa nel voto presidenziale dello scorso dicembre, contro il candidato favorito del presidente uscente Joseph Kabila, Emmanuel Ramazani Shadary.
L’assenza di un governo nazionale, dovuta principalmente all’intransigenza degli attori politici allineati con l’ex presidente Kabila, compromette progressi e iniziative.
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Tanzania
Il governo Magufuli ha dichiarato di aver concesso le licenze per la costruzione di una fonderia di minerali e due raffinerie d’oro a impresari cinesi, nell’ambito dei programmi per generare maggiori entrate dall’industria mineraria nella Nazione. Almeno 37 società cinesi hanno manifestato interesse. La costruzione di miniere su larga scala, prevede un investimento individuale superiore ai 100 milioni di dollari.
La Tanzania risulta essere il quarto produttore di oro dell’Africa dopo il Sudafrica, il Ghana e il Mali.
Il governo tanzaniano ha dichiarato di aver istituito 28 centri di commercio di minerali dallo scorso marzo per migliorare e controllare la raccolta delle entrate provenienti dai minatori africani di piccola scala. Per un totale di 60 milioni di dollari, l’oro è stato scambiato attraverso i nuovi centri minerari facendo incassare al governo almeno tre milioni di dollari in diritti d’autore e commissioni di liquidazione.
Secondo un rapporto parlamentare, infatti, i minatori su piccola scala producono circa 20 tonnellate di oro all’anno, ma il 90% di questo viene esportato illegalmente. La Tanzania ha conquistato 134 milioni di dollari in entrate minerarie nell’anno fiscale 2018-2019 che mira ad aumentare fino a 200 milioni di dollari nel prossimo anno fiscale.
Le esportazioni di oro sono una fonte chiave di valuta estera per il Paese, che solo l’anno scorso ha esportato oro per più di 1.500 miliardi di dollari, secondo i dati della Banca Centrale.
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Kenya
Il presidente Uhuru Kenyatta ha sostituito il suo ministro delle finanze, Henry Rotich, accusato di frode per la gestione di contratti multimilionari indirizzati alla costruzione di due dighe nell’ovest del Paese. È la prima volta che un ministro delle finanze in Africa orientale, afflitta da una diffusa corruzione, viene accusato mentre è in carica. Rotich ha negato le accuse in un’apparizione in tribunale.
Secondo una dichiarazione del governo Kenyatta, l’attuale ministro del lavoro, Ukur Yatani Kanacho, ricoprirà il ruolo di Rotich.
Il presidente ha anche sostituito il funzionario vicino a Rotich, Kamau Thugge, e altri collaboratori. Le accuse sostengono che i funzionari avrebbero cospirato per truffare il governo nel progetto delle dighe nella contea di Elgeyo-Marakwet, nella Rift Valley Province, dove non è stata avviata alcuna costruzione nonostante siano stati già spesi miliardi di scellini kenioti.
Secondo alcune fonti la società italiana Cmc (Cooperativa Muratori e Cementisti) di Ravenna, leader nel settore delle costruzioni, sarebbe coinvolta nell’inchiesta. La stessa ha negato qualsiasi illecito e ha dichiarato di collaborare con le autorità kenyane. L’accusa si riferirebbe alle condizioni del finanziamento, da parte delle banche di primaria importanza internazionale e delle opere pubbliche appaltate dal governo kenyano alla Cmc.a