General

Gaza, la quarta guerra per procura

Umberto De Giovannangeli 05/05/2019
Dalla Striscia centinaia di razzi. Netanyahu invia corazzati, Usa: “Ha diritto a difendersi”. Secondo Israele, dietro la Jihad c’è l’Iran.

Gaza, non è una fiammata ma una guerra. Una guerra per procura. Perché, secondo l’intelligence dello Stato ebraico, dietro la Jihad islamica – secondo Israele la principale responsabile delle centinaia di missili lanciati dalla Striscia contro le città frontaliere – c’è la lunga mano dell’Iran e del suo alleato libanese Hezbollah. Guerra, dunque. La quarta guerra di Gaza.
E il bilancio delle vittime cresce di ora in ora: tre i civili israeliani uccisi, 17 i palestinesi. Sono oltre 600 i razzi e i colpi di mortaio sparati da ieri da Gaza contro Israele, annuncia l’Esercito: 400 di questi sono caduti in zone aperte e 200 hanno raggiunto centri abitati. Di quest’ultimi l′86% è stato intercettato dal sistema Iron Dome.
Secondo fonti della Difesa israeliana sono stati 200 gli obiettivi sia di Hamas sia della Jihad islamica colpiti in risposta dall’esercito nella Striscia. Cronaca di guerra. Un razzo lanciato dalla Striscia è caduto su una fabbrica ad Ashkelon, nel sud di Israele. Secondo quanto riferisce Arutz Sheva, i due feriti gravi soccorsi sul posto non ce l’hanno fatta: si tratta di un 40enne e di un 22enne, entrambi colpiti da schegge e ritrovati privi di conoscenza. Ci sarebbero altri feriti, alcuni gravi. Lo riferiscono i siti israeliani e arabi. Durante i bombardamenti palestinesi un razzo ha poi centrato anche l’ospedale israeliano di Ashkelon arrecando danni al suo dipartimento oncologico. Lo riferiscono i media. Una parte di quell’ospedale opera peraltro sotto terra. Al suo interno i medici si stanno prodigando per salvare i feriti gravi. Un altro israeliano di 58 anni, Moshe Agadi, è stato ucciso ieri dalla esplosione di un razzo sparato da Gaza mentre era all’ingresso della sua abitazione, sempre ad Ashkelon. 
Sono 17 i palestinesi morti negli attacchi israeliani in risposta al lancio di razzi dalla Striscia. Lo ha annunciato il ministero della Sanità di Gaza – secondo quanto riferito dall’agenzia Maan – spiegando che tra gli ultimi morti nel nord dell’enclave palestinese c’è anche un’altra donna incinta. Un palestinese è stato ucciso dal fuoco israeliano a Rafah, a sud di Gaza. Due palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano mentre si trovavano a Sajaya, ad est di Gaza City, ha reso noto il ministero della sanità locale senza precisare finora le identità.
Tra le vittime palestinesi anche una neonata di 14 mesi, la madre incinta, e anche due miliziani della Jihad islamica. “La neonata e la donna palestinese incinta che hanno perso la vita ieri non sono state uccise in attacchi israeliani ma da armi difettose di Hamas o Jihad islamica”. Lo ha detto il portavoce militare israeliano Jonathan Conricus ai giornalisti stranieri riferendosi a quanto accaduto ieri nel nord della Striscia. “Un evento triste e tragico – ha continuato – ma non sono state uccise da armi israeliane”.
Ho dato istruzione alle Forze Armate di continuare i massicci attacchi contro gli elementi terroristici a Gaza”, annuncia lo ha detto il premier Benjamin Netanyahu aggiungendo di aver dato anche disposizioni per il rafforzamento delle truppe attorno alla Striscia.“Hamas è responsabile non solo dei suoi attacchi ma anche di quelli della Jihad islamica e – ha avvertito – pagherà un prezzo molto pesante”.
Due brigate al confine. L’esercito israeliano ha inviato al confine la 7/a brigata corazzata a cui potrebbero essere affidate “missioni offensive”. Ad affermarlo è sempre il portavoce militare Jonathan Conricus. “Stiamo dislocando la 7/a brigata, o quasi tutta, per missioni offensive. Si tratta – ha detto – dimezzi blindati e di altro personale”. Ad una domanda se l’esercito si appresta ad entrare a Gaza, Conricus ha risposto:“la brigata si terrà a disposizione nel caso dovesse ricevere ordini per missioni offensive. Il che significherebbe agire oltre il nostro territorio”. Successivamente un’altra brigata di fanteria, la Golani, è stata inviata sul confine con Gaza. Lo ha deciso l’esercito spiegando che questa si aggiungerà alla 7/a brigata corazzata. Intanto i media hanno riferito che il comune di Netanya, a nord di Tel Aviv ha disposto l’apertura dei rifugi pubblici per timore di un nuovo peggioramento della situazione
Uno dei raid israeliani sulla Striscia ha colpito gli uffici dell’agenzia di stampa turca Anadolu suscitando la reazione di Ankara. “Condanniamo Israele – ha twittato il portavoce della presidenza della Turchia Fahrettin Altun – per aver attaccato un edificio in cui ha sede l’Anadolu: chiediamo a tutti i governi che sostengono di difendere la libertà di stampa di unirsi a noi nella condanna del bombardamento”. Sempre secondo il portavoce delle forze armate israeliane è stata la Jihad a “trascinare” Hamas. “Prima – ha spiegato Conricus – hanno sparato razzi, poi hanno usato cecchini e intensificato gli sforzi per attivare un tunnel di attacco”. Anche i proclami delle fazioni mostrano lo scollamento, con la Jihad che ha minacciato di colpire “la centrale atomica di Dimona”, mentre Hamas si limitava ad accusare Israele di “non rispettare gli accordi”, un riferimento al fatto che il flusso di finanziamenti dal Qatar, autorizzato dal governo israeliano, si è inceppato negli ultimi giorni.
La gerarchia delle responsabilità indicata dalle autorità israeliane ha un duplice significato, che fonti governative di Gerusalemme sintetizzano così ad HuffPost: porre l’accento sul ruolo primario della Jihad islamica nella guerra dei razzi, ha un valore politico regionale, prim’ancora che militare. Significa, sottolineano le fonti, che la “questione palestinese” è ormai diventata parte di uno scontro regionale che vede contrapposto l’Egitto all’Iran e, sia pure in maniera un po’ più defilata, alla Turchia. In questo contesto, la chiamata in causa di Hamas, trascinato secondo Israele nell’escalation dei missili dalla Jihad “iraniana”, è anche una messa alla prova dell’effettiva capacità di controllo della Striscia da parte di chi si erge a “governo” di Gaza. C’è di più.
“Nella crisi di Gaza, Israele vuole dall’Egitto più di quanto quest’ultimo intende dare – annota Zvi Bar’el, firma di punta di Haaretz -. Il Cairo – spiega Bar’el – sta cercando di favorire, se non addirittura imporre, una riconciliazione tra Fatah e Hamas, in contraddizione con la politica israeliana che mira a tenere separate le fazioni della Cisgiordania e di Gaza per ostacolare un processo di pace”. “Gli attacchi di razzi indiscriminati dai militanti palestinesi a Gaza devono cessare immediatamente: l’Unione europea ribadisce il suo impegno per la sicurezza di Israele. Esprimiamo le nostre condoglianze alle famiglie di tutte le vittime e al popolo israeliano e auguriamo una pronta guarigione ai feriti”.
Così l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini. “Questi attacchi provocano sofferenze indicibili agli israeliani e servono solo la causa della violenza senza fine e un conflitto senza fine”, aggiunge Lady Pesc. L’inviato dell’Onu in Medio Oriente Nickolay Maldenov ha condannato “il continuo lancio di razzi da Gaza”. “Già si sono perse abbastanza vite di palestinesi e israeliani. Persone sono state ferite e – ha detto su twitter – case danneggiate e distrutte. È tempo di far scendere l’escalation e di ritornare alle intese dei passati pochi mesi fa prima che sia troppo tardi”.
A fianco d’Israele si schiera Washington. Gli Stati Uniti “condannano con forza l’attacco con raffiche di razzi in corso da parte di Hamas e della Jihad islamica palestinese da Gaza su civili innocenti e sulle loro comunità in Israele. Chiediamo ai responsabili della violenza di cessare subito questa aggressione. Siamo a fianco di Israele e appoggiamo pienamente il suo diritto all’autodifesa da questi terribili attacchi”. È quanto ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato statunitense, Morgan Ortagus, come riporta una nota. Il dipartimento invita anche i cittadini statunitensi a cautela e attenzione in caso di situazioni d’emergenza.
In difesa di Israele si è schierato anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Durissimo attacco missilistico contro Israele, tutta la mia solidarietà al Primo ministro Netanyahu e al popolo israeliano”. Un commento a cui ha fatto seguito una dichiarazione del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi che “condanna con fermezza il lancio di razzi verso il territorio israeliano, ribadisce che Israele, al pari di ogni Stato, ha diritto all’autodifesa e rinnova, a nome dell’Italia, un forte appello affinché cessino le aggressioni e le violenze. Il ministero, si legge in una nota della Farnesina, “segue con attenzione e preoccupazione il grave riacutizzarsi delle tensioni a Gaza che, come già accaduto molte volte in passato, mettono a repentaglio tante persone”.
In serata, Hamas avrebbe chiesto a Israele di dichiarare un cessate il fuoco, per fermare l’escalation di violenza di sabato e domenica. Lo ha riferito l’emittente israeliana Kan, citata dal Jerusalem Post. Hamas, forse, non certo la Jihad islamica. Ma gli appelli, i moniti, le trattative sotterranee, continuano a perdersi nel clamore dei razzi che continuano a colpire le città israeliane e dei raid aerei e bombardamenti dell’artiglieria pesante di Tsahal, l’esercito di Gerusalemme, che martellano senza soluzione di continuità la Striscia. E a Gaza, stremata dalla povertà ancora più sentita in questi giorni di vigilia del Ramadan, cresce la rabbia.