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Assalto alle moschee di Christchurch: un presente tragicamente simile al passato

Eric Salerno 17/03/2019
Chissà se tra le vittime (o gli scampati) dell’assalto alle due moschee di Christchurch c’è qualche agente o informatore dei servizi segreti di quel paese? Non mi sorprenderebbe. 

La storia continua a ripetersi e le lezioni del passato servono a poco. Ieri sono stato intervistato per conto di un documentarista australiano interessato a promuovere un film basato sul mio libro “Intrigo”. La troupe ha ripreso un po’ del materiale storico da me raccolto in anni di ricerca: ritagli di giornali, volantini, carte uscite dagli archivi dell’Asio, l’Intelligence australiano. Quel passato, in qualche modo, è tragicamente simile al presente.

“Intrigo”, come qualcuno ricorderà, è la storia di due fratelli ebrei, che come partigiani in Europa lottarono contro i nazisti e che dopo la guerra si trasferirono a Melbourne per rifarsi una vita. Il paese-continente così distante dall’Europa in ceneri era un paradiso. O quasi. Poco dopo il loro arrivo si resero conto che come loro anche innumerevoli nazisti, alcuni considerati criminali di guerra, avevano trovato ospitalità in Australia. E anche di più. Con la fine della Germania nazista, l’Occidente aveva identificato un nuovo nemico. L’ex alleato Urss e il comunismo divennero l’altro di cui avere paura e da combattere. I servizi segreti australiani, allineati con quelli americani soprattutto, si servirono dei vecchi fedeli di Hitler per spiare i “pericolosi ebrei comunisti” appena approdati, alcuni dei quali, come raccontai, erano intenzionati a “punire” i vecchi criminali. Poco di scandaloso, si potrebbe dire, se uno pensa che tutto l’apparato dei servizi segreti di Hitler fu reclutato dagli americani per spiare Mosca. Lo avevano fatto per anni e chi più di loro poteva farlo meglio?
I nemici, le minacce, le paure cambiano. All’indomani dell’azione terroristica dei militanti islamici (quasi tutti sauditi, paese alleato degli Usa) contro le Torre Gemelle a New York e il Pentagono a Washington, la Cia giustificò il proprio fallimento ammettendo che l’Intelligence americana aveva a disposizione pochi interpreti dall’arabo. Qualcuno disse “appena tre”. Per mettere sotto controllo il nuovo nemico, nel giro di pochi anni Cia, Fbi e, se ricordo bene, persino il Dipartimento di Stato smantellarono le strutture nate e rafforzate negli anni bui della “guerra fredda” per monitorare l’Unione sovietica e il mondo comunista. E assunsero tanti interpreti d’arabo – e anche di pashto, dari and urdu, le lingue dei “nemici” afghani e pachistani, oltre ad esperti, o pseudo- esperti di Medio Oriente. Le spie americani, europei e di una vasta parte del mondo si concentrarono sui musulmani nei loro paesi e nelle loro comunità della diaspora. Purtroppo, quando si accorsero che anche se il vecchio nemico aveva cambiato nome e perso alcuni pezzi, la Russia era sempre un impero, legato al grande passato degli zar e non un paese disposto a inginocchiarsi, furono nuovamente costretti a correre ai ripari e assumere o riassumere conoscitori del vecchio-nuovo nemico e della sua lingua.
Poche ore dopo l’assalto tragico alle moschee di Christchurch in Nuova Zelanda, ho ascoltato alla Bbc un esperto dei servizi segreti di Londra sottolineare il grande vuoto che si era creato nel mondo dell’intelligence focalizzato su un unico nemico e incapace, per scelta o per mancanza di mezzi, a guardare la scena mondiale che si stava modificando. Sicuramente gli 007 hanno fatto bene a monitorare l’attività dei gruppi più estremisti che utilizzano le moschee (e le carceri dove criminali comuni vengono radicalizzati) in Europa, negli Usa, in Australia e Nuova Zelanda. Ma nel farlo hanno trascurato coloro che negli ultimi anni sono responsabili di alcuni dei più feroci atti di terrorismo in Occidente. “Non abbiamo le risorse necessarie a controllare tutti”, confermava l’esperto della Bbc. E non ci saranno, purtroppo, fino a quando il presidente americano continuerà a dire che gli autori degli attentati, con i loro slogan e manifesti che portano avanti ideologie di supremazia bianca anti-migranti, sono solo “un piccolo gruppo di persone” e l’italiano Salvini “spiega” agli italiani che gli “unici terroristi sono musulmani”.