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GAZA. Il ritorno di Music for Peace

Valentina Gallo Afflitto 22 novembre 2018
Il 20 novembre lo staff dell’organizzazione umanitaria è giunto a Gaza dove conta di far entrare tonnellate di aiuti umanitari. 

L’associazione è stata impegnata tra settembre e ottobre in un intervento in Sudan.

“Terminato l’intervento in Sudan abbiamo cercato di accelerare i tempi per riuscire a raggiungere al più presto Gaza”. Così affermava due giorni fa Stefano Rebora, il presidente dell’organizzazione Music for Peace appena entrato nella Striscia di Gaza. “Le procedure e i coordinamenti si sono sviluppati da ottobre scorso – ha aggiunto – E’ stata una preparazione estenuante con innumerevoli incongruenze. Come sempre abbiamo guardato all’obiettivo da raggiungere”.
Music for Peace opera a Gaza dal 2009. Ogni anno il convoglio umanitario è atteso dalla popolazione, dalle associazione e sopratutto dagli ospedali. La consegna di quest’anno si è concentrata, per forza di cose, su medicinali e attrezzature mediche. Ogni singolo materiale è il risultato della collaborazione di cittadini semplici. L’importanza del contenuto dei container è certamente il materiale, ma soprattutto il cuore che accompagna ogni singola confezione e ogni singolo pezzo. Migliaia di persone che vogliono aiutare in maniera diretta e concreta altre persone.
Nei prossimi giorni verranno distribuiti medicinali e attrezzature agli ospedali principali. Inoltre saranno anche consegnati materiali particolari alle famiglie dei Bambini Farfalla, affetti da epidermolisi bollosa, che necessitano quotidianamente di cure e medicazioni particolari.
Tutta Italia ha contribuito a questa raccolta, ma non solo. Molti gli aiuti ricevuti da cittadini di altre nazioni. “La nostra semplicità e la nostra concretezza tende a coinvolgere un numero sempre più elevato di persone. La missione è appena iniziata. Adesso il nostro compito è quello di ripartire i materiali e documentare la quotidianità di questo posto“, spiega Rebora impegnato in queste ore ad organizzare l’ingresso nel piccolo lembo di terra palestinese sottoposto ad un rigido embargo israeliano da ben 11 anni.
“Una quotidianità – prosegue – che viene sempre più violata e sgretolata, ogni giorno di più. Per noi la missione non finisce una volta tornati a casa. La nostra responsabilità è quella di trasmettere ai cittadini in quali condizioni vivono altri cittadini. La nostra responsabilità è fare riflettere”.
“Se qualcuno scappa da casa propria è perché li non può più stare – conclude il presidente di Music for Peace – La nostra volontà è quella di aggregare la comunità, di rendere chiara a tutta la consapevolezza del significato di Cittadini del Mondo”.