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FOCUS ON AFRICA. Critiche a Salva Kiir in Sud Sudan, fine dello sciopero in Mali

Federica Iezzi 7 luglio 2018
Sud Sudan


L’opposizione sud-sudanese ha descritto come illegali i piani di estendere di ulteriori tre anni il mandato del presidente Salva Kiir. Il governo Kiir ha proposto un progetto di legge al parlamento per modificare la costituzione e prolungare il mandato del presidente, dei suoi deputati e dei governatori. La prevista estensione del mandato di Kiir è quasi garantita in quanto il partito al governo detiene la maggioranza dei seggi in parlamento. Il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir e il suo oppositore Riek Machar, hanno concordato un cessate il fuoco permanente, durante i colloqui nella capitale sudanese Khartoum, suscitando concrete speranze di porre fine a una devastante guerra civile. Cessate il fuoco che è stato violato poche ore dopo il suo inizio, come successe nello scorso dicembre, quando una nuova spinta da parte della comunità internazionale minacciò sanzioni ONU. La guerra civile del Sud Sudan ha ucciso decine di migliaia di persone e ha creato una delle più grandi crisi dei rifugiati in Africa. Milioni di persone sono vicine alla carestia.
Etiopia
Il parlamento etiope ha approvato una nota del governo riguardo l’esclusione ufficiale di tre gruppi ribelli, dalla lista delle organizzazioni terroristiche del Paese. Dunque i gruppi Oromo Liberation Front (OLF), Ogaden National Liberation Front (ONLF) e Ginbot 7, impegnati nelle lotte armate contro il governo ad Addis Abeba per anni, oggi non più considerati gruppi terroristici. Gli analisti in Etiopia hanno affermato che la mossa è stata un passo nella giusta direzione, ma occorre lavorare maggiormente prima che i gruppi abbattano le armi. Il Ginbot 7, è un gruppo di opposizione formatosi dopo l’opposizione elettorale del 2005. L’OLF cerca l’autodeterminazione per il popolo Oromo, contro il dominio coloniale Amhara, degli altopiani settentrionali e centrali dell’Etiopia. L’ONLF è un gruppo ribelle separatista che lotta per l’autodeterminazione dei somali. Tutti e tre i gruppi hanno basi nella vicina Eritrea.
Somalia
Il parlamento europeo ha condannato gli Emirati Arabi Uniti per le misure di rappresaglia avanzate contro la Somalia, secondarie alla posizione neutrale assunta dal Paese sulla crisi del Golfo. Gli Emirati Arabi hanno cessato i regolari pagamenti di sostegno al bilancio somalo, indebolendo di fatto, ulteriormente, la capacità del governo di pagare le forze di sicurezza. La dichiarazione del parlamento europeo ha esortato gli Emirati Arabi Uniti a cessare immediatamente tutti gli atti di destabilizzazione in Somalia e a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale della Somalia. La disputa tra il Qatar, da un lato, e gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e il Bahrain dall’altro, è in corso dal giugno 2017, quando questi ultimi hanno annunciato blocchi commerciali. I paesi arabi accusano Doha di sostenere gruppi estremisti, accuse che naturalmente il Qatar nega. La Somalia ha da decenni una situazione di sicurezza instabile. Il gruppo al-Shabab, legato ad al-Qaeda, sta combattendo per rovesciare il governo centrale della Somalia, appoggiato dall’occidente, e stabilire un governo basato sulla interpretazione della legge islamica. A fronte di recenti disaccordi politici tra Mogadiscio e Abu Dhabi, la Somalia, a differenza di molti altri Paesi africani, ha rifiutato di prendere una posizione nella crisi del Golfo.
Mali
Gli organizzatori delle elezioni in Mali hanno deciso di porre fine allo sciopero, proclamato per condizioni di lavoro scadenti. Un accordo tra due sindacati e il governo ha concesso ai lavoratori un aumento di stipendio. Dunque è ripresa la distribuzione delle schede elettorali. Voto storico quello del Mali, programmato per il 29 luglio prossimo, che si trascina come sfondo sei anni di disordini politici e violenze. L’attuale presidente Ibrahim Boubacar Keita ha annunciato la sua candidatura per un secondo mandato. In opposizione una decina di altri candidati. Il più forte dei quali è sicuramente il leader dell’opposizione, Soumaila Cisse, ex ministro delle finanze. L’aumento della violenza mette in dubbio la capacità del governo maliano di portare a termine il processo elettorale. Il Mali è in tumulto da quando i ribelli tuareg hanno nel 2012 ‘sequestrato’ il deserto a nord, spingendo le forze francesi ad intervenire.