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SERBIA: Giornalista scomparso, rapimento o messinscena?

Giorgio
Fruscione, East Journal, 25 giugno 2018

Stefan
Cvetkovic è un giornalista indipendente di Bela Crkva, piccolo comune della
Vojvodina, regione a nord del paese.

Nella
notte tra il 13 e il 14 giugno viene dato per scomparso. La sua automobile
viene rivenuta vicino casa dei suoi genitori, con le luci accese e la portiera
aperta. Per quasi quarantotto ore, mentre reparti speciali perlustrano i laghi
vicino Bela Crkva e gli eliccotteri ne sorvolano il cielo, tutti si chiedono
dove sia Stefan, o meglio, cosa gli sia successo.
I
riferimenti vanno subito alle sue indagini più recenti. Nello scorso febbraio
aveva tenuto una conferenza stampa in cui sembrava che Cvetkovic avesse una pista
sul caso Ivanovic,
il politico serbo-kosovaro ammazzato lo scorso gennaio. A questa conferenza,
Cvetkovic mostra anche la fotografia di un uomo che – come aveva dichiarato –
sarebbe coivolto nell’assassinio e per il quale i sicari avrebbe ricevuto la
cifra di quarantamila euro.


In questi due giorni, in molti cominciano a speculare sulle ragioni della
scomparsa del giornalista. Oltre a questa conferenza, ci sono poi altri
precedenti che lasciano pensare al peggio. Cvetkovic era stato minacciato più volte
nel corso degli ultimi dieci anni per via del suo lavoro; inoltre, alcuni
funzionari locali del partito di governo, l’SNS del presidente Vucic, lo
avevano querelato
per diffamazione, per cui era stato prima condannato e poi assolto.
E mentre
sui social network i colleghi richiedono il massimo impegno nelle ricerche di
Stefan, all’indomani della scomparsa sulle prime pagine dei quotidiani più
venduti in Serbia, non vi è traccia della notizia.
Fino al
pomeriggio di venerdì 15 giugno. “Abbiamo trovato il giornalista Stefan
Cvetkovic, è nelle nostre mani, sano e salvo, non gli è stato torto un capello,
al momento si trova alla polizia, che sta verificando la sua versione dei
fatti, perché molte cose non tornano” – dichiara
in conferenza stampa il presidente Aleksandar Vucic. Cvetkovic sarebbe stato
trovato e condotto a Belgrado per sottoporsi alla macchina della verità e
verificare quello che racconta. Di fatto, il giornalista scompare una seconda
volta. Dalla notizia del ritrovamento, infatti, non trapelano informazioni, non
ci sono foto, né si conoscono i dettagli della scomparsa e del ritrovamento. Il
caso è tutt’altro che risolto.
Finalmente,
Cvetkovic annuncia per martedì 19 giugno una conferenza stampa che
tutti aspettano con ansia. Alla conferenza, il giornalista appare molto agitato,
parla a tono alto e suda tantissimo. “Tre uomini, di cui due mascherati e uno
armato e con un distintivo che ricorda quello della polizia, mi tirano fuori
dalla macchina e io scompaio” – dichiara alla conferenza. Il suo racconto però,
è ricco di dettagli di poco conto, mentre la parte centrale viene spiegata in
modo confuso e approssimativo. Il giornalista sarebbe stato rapito da tre
uomini armati, bendato e trasportato in un luogo chiuso, senza avere nessuna
comunicazione con i suoi rapitori, se non una domanda che gli avrebbero posto:
“ti rendi conto di quello che stai facendo?”.



Cvetkovic
viene quindi riaccompagnato sul luogo del rapimento, dove i rapitori gli
avrebbero consigliato di non rimuovere la benda dagli occhi per almeno cinque
minuti se ci tiene a rimanere in vita. Da qui è il giornalista stesso a
chiamare la polizia e denunciare l’accaduto. Ed iniziano così le illogicità
dell’intera faccenda, dato che era stato lo stesso Vucic a dichiarare che era
stato ritrovato dalla polizia. In conferenza stampa Cvetkovic dichiarerà
inoltre che la macchina della verità avrebbe smentito due sue dichiarazioni:
che non lavora per servizi segreti stranieri; e che non riceve denaro
dall’estero per la sua attività.
Infine, la
situazione si capovolge. Proprio mentre Cvetkovic si reca a Belgrado per tenere
la conferenza stampa, viene a sapere di essere accusato di aver inscenato il
proprio rapimento – accusa di cui non sarebbe stato informato direttamente da
parte del tribunale.
In tutta
questa storia, l’unica cosa chiara è che niente può essere dato per certo. La
conferenza stampa, che ha infittito il mistero invece di spiegarlo, si è
conclusa con l’intenzione di Cvetkovic di consegnare il materiale probatorio ad
un’ambasciata straniera (non ha specificato quale) richiedendo che venga
iniziata “un’indagine internazionale”.
Qualcuno sembra
mentire, ma chi? Si tratta di una messinscena delle autorità serbe? Di un
giornalista in cerca di attenzioni che si è inventato tutto? Oppure, come
sostengono alcuni, si tratta di una sceneggiata per sovvertire il potere in
Serbia?
Sia il
presidente Vucic che il ministro degli Esteri Ivica Dacic hanno
dichiarato
che la diffusione di notizie false, come il rapimento di
Cvetkovic, servirebbe allo scopo di destabilizzare la Serbia – che al momento
si trova in una fase delicata del suo percorso di transizione per via della
ripresa dei negoziati a Bruxelles con Pristina.
Eppure,
sono proprio il governo e le istituzioni serbe che da anni si avvalgono di un sistema di disinformazione
e notizie false diffuse da tabloid e TV filogovernative per mantenere la
stabilità del governo e screditare l’opposizione.
Infine,
la vicenda del giornalista Stefan Cvetkovic potrebbe avere come conseguenza
quella di peggiorare ulteriormente la situazione dei giornalisti e della
libertà di stampa in Serbia. Se davvero la polizia e le istituzioni hanno
orchestrato questo falso rapimento, ci si chiede di quale informazione
dispongano realmente i cittadini serbi. Mentre qualora venga provato che
Cvetkovic si è davvero inventato tutto, l’inevitabile risultato sarebbe un
discredito per i tanti giornalisti non allineati che in condizioni sempre più
difficili svolgono la propria attività in modo professionale.