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Siria, l’inferno di Ghouta toglie le parole anche all’Onu e l’urlo del bambino è inascoltato!

Daniele Biella 22 febbraio 2018
Massacro di civili da parte dei bombardieri del regime per liberare la zona periferica di Damasco da una delle ultime sacche di resistenza delle forze ribelli. Condanna (inutile) delle Nazioni unite e del mondo.

L’urlo del bambino nella foto è rimasto inascoltato. E forse è già finito anche lui sotto le macerie (la foto riporta a un altro momento di intensi bombardamenti nell’area, del maggio del 2017), per un bombardamento nell’area del Ghouta, estrema periferia della capitale Damasco, Siria. 
Qui le forze governative comandate da Bashar al Assad stanno sganciato bombe per liberare la zona dalla resistenza ribelle ma di fatto stanno colpendo in modo indiscriminato la popolazione civile, con una violenza ancora più inaudita dei già tanti massacri di questi quasi sette anni di guerra in Siria.
“Il bilancio è davvero pesante: dai primi dati raccolti si contano 1.285 feriti e 237 morti in due giorni e mezzo, tra il 18 febbraio e la mattina del 21 febbraio”. Lo riportano i cooperanti locali dell’ong Msf, Medici senza frontiere, con un appello straziante alla ricerca di medicine salvavita che mancano quasi del tutto, “anche perché sono stati bombardate 13 strutture tra ospedali e presidi sanitari cittadini in cui operiamo”.
L’escalation del conflitto nell’area del Ghouta orientale in Siria ha portato a un enorme flusso di pazienti nelle strutture mediche supportate da Medici Senza Frontiere. “Chiediamo urgentemente al governo della Siria e a tutte le altre parti in conflitto, nonché a tutti i commercianti di Ghouta orientale che dispongono di scorte di medicinali, di renderle immediatamente disponibili per le strutture mediche al solo fine di salvare vite umane”, è l’appello di Msf.
Mentre gli Osservatori Onu fanno sapere di “non avere più parole per denunciare quanto sta accadendo a Ghouta e in Siria”, arrivano anche le informazioni dagli operatori umanitari di partner locali dell’ong Save the children. 
“Sono più di 350mila i civili intrappolati nell’enclave in mano all’opposizione e corrono gravi rischi per la loro vita. Non si intravvedono segnali che possano far pensare a una fine dei bombardamenti che hanno distrutto le abitazioni costringendo la popolazione a rifugiarsi nei sotterranei. Le strade sono completamente deserte a parte le sirene delle ambulanze che trasportano i feriti in cliniche di fortuna”. In alcune parti del Ghouta orientale la distruzione ha infatti raggiunto livelli più elevati di quelli registrati durante il picco della crisi di Aleppo nel 2016.