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Cina: tra comunismo e capitalismo

5 Aprile 2017

Nei primi anni 2000, con l’ ingresso nel WTO (World Trade Organization), la Cina è diventata un player economico mondiale. È uscita dall’ isolazionismo che l’ aveva contraddistinta fino a quel momento, è divenuta una delle BRICS (economie emergenti), attuando una rivoluzione straordinaria: infatti la Cina, che pur si configura, ancora oggi, come una nazione comunista, in cui a giocare un ruolo fondamentale è il partito centrale, si muove in modo del tutto simile alla prima potenza capitalistica occidentale, gli Stati Uniti.

Con l’ elezione di Donald Trump, sembra di esser giunti ad un paradosso: gli Stati Uniti, primi fautori della globalizzazione, annunciano un ripiegamento protezionistico e politiche economiche atte a garantire la produzione americana rispetto ai suoi competitor mentre la Cina, mediante le parole del suo Presidente Xi Jinping, proclama, al forum di Davos, che «dobbiamo dire no al protezionismo. Perseguire il protezionismo è come chiudersi in una stanza buia. Vento e pioggia possono restare fuori, ma restano fuori anche luce ed aria».