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Yemen, il bilancio per gli Usa dopo due anni di guerra

27 Marzo 2017

Trump punta a un maggior coinvolgimento, nonostante gli obiettivi del controverso sostegno ai sauditi siano stati del tutto mancati. E mentre l’Onu denuncia decine di raid illegali, più di 7 mila persone sono morte e altre 7 milioni sono a rischio carestia.

Tra tutti i conflitti in cui gli Stati Uniti sono direttamente coinvolti, quello che ha suscitato più critiche dalla comunità internazionale è sicuramente quello in Yemen. Il 26 marzo 2015, l’amministrazione Obama ufficializzava il suo sostegno alla coalizione a guida saudita (sunnita) impegnata a bombardare i ribelli Houthi (sciiti) che avevano preso il controllo della capitale Sana’a. Un appoggio incondizionato in termini economici e militari a un regime le cui brutalità sono risultate evidenti sia in pace che in guerra. Con i suoi bombardamenti su strutture civili e l’uccisione di migliaia di innocenti, Riad è accusata dalle principali ong mondiali di crimini di guerra. Washington (e Londra, l’altro grande partner dei sauditi) è da molti considerata complice del massacro, reso possibile anche grazie alle bombe, le tecnologie e la consulenza militare statunitense. Con l’elezione del presidente Donald Trump, la Casa Bianca sembra intenzionata ad aumentare il suo coinvolgimento nella guerra regionale.

1) L’amministrazione Trump punta a un maggior coinvolgimento
Il 26 marzo, il segretario alla Difesa James Mattis ha chiesto alla Casa Bianca di eliminare del tutto le poche restrizioni imposte da Obama al piano di sostegno agli Stati del Golfo impegnati nel conflitto. Se la richiesta dovesse essere accolta, l’esercito Usa avrebbe il permesso per sostenere direttamente (e senza bisogno di autorizzazioni caso per caso) le operazioni militari di Riad e degli Emirati contro gli Houthi in termini di intelligence, sorveglianza e aiuto logistico.