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Se a fermare lo spaccio sono gli operatori di strada

17 Febbraio 2017

Nessuno meglio di loro conosce cosa significa vivere la notte lungo le vie, nelle piazze o in stazioni di città industrializzate. La marginalità di manifesta come un’ombra sfocata nella proiezione gialla di un lampione o in un profilo umano che trova sostegno nella spalliera di una panchina. Anime perse, penserebbe qualcuno. E invece no. Gli operatori di strada sono lì per andare incontro alle ombre.

I risultati, poi, sono sorprendenti. Affinché qualcosa cambi anche in quella che tutti conoscono come la città tessile per eccellenza, è stato sufficiente – seppur non risolutivo – l’intervento di quattro persone. Per un anno, a Prato, gli operatori di strada hanno presidiato il territorio per contrastare il disagio sociale. Gli effetti sono stati (quasi) immediati: nel centro storico lo spaccio è in netto calo. A dirlo sono soprattutto i numeri. La media mensile dei tossicodipendenti che gravita nel centro storico è scesa da 600 a 39.

A fare la differenza sono state le 183 uscite annuali e i conseguenti 1.323 colloqui. Ma ciò che più conta, al di là delle cifre, in questo caso sono le relazioni umani, la professionalità degli operatori e quella straordinaria rete di solidarietà capace di incidere anche sulla marginalità diffusa.

Un percorso inclusivo e universale, efficace nella sua semplice linearità. D’accordo, tutto nasce da un progetto il cui nome (“Noi”) è di per sé un indicatore di accoglienza. Si tratta di un acronimo che, se esploso, indica appunto il “network di operatori per l’inclusione”. A promuoverlo sono le cooperative sociali “Il Cenacolo” e “Pane&Rose”; a finanziarlo sono invece il Comune di Prato e la Regione Toscana nell’ambito del “Progetto stazioni”. Un perfetto equilibrio tra pubblico e privato sociale che, anche in considerazione dei risultati ottenuti, proseguirà almeno fino al 2018.