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Il Parlamento si è dimenticato la riforma della cittadinanza. Ottocentomila bambini aspettano di diventare italiani

8 Febbraio 2017

La norma attribuisce la cittadinanza ai bambini nati nel nostro Paese da genitori stranieri (purché in possesso si permesso di soggiorno). Approvata un anno e mezzo fa alla Camera, si è bloccata al Senato. Sommersa da 8mila emendamenti



Sono nati in Italia, hanno studiato nelle nostre scuole, ma non sono italiani. Almeno 800mila ragazzi cresciuti nel nostro Paese aspettano ancora la cittadinanza. Un anno e mezzo fa la Camera dei deputati ha approvato a larga maggioranza una riforma a suo modo rivoluzionaria. Una legge che rende italiani i bambini nati nelle nostre città, figli di genitori stranieri. Eppure una volta trasmessa al Senato, la norma si è arenata in commissione Affari costituzionali. La delicata fase politica ha finito per accantonare la riforma, un rinvio dopo l’altro. Ci sono altre priorità, si giustifica qualcuno in Parlamento. Intanto il testo è stato letteralmente sommerso da circa 8mila emendamenti, presentati quasi tutti dalla Lega Nord.

E il tempo passa. La legge è arrivata a Palazzo Madama il 13 ottobre 2015. Per sbloccare l’iter e accelerare la calendarizzazione della riforma, adesso si muove un gruppo di parlamentari e associazioni. In questi giorni è partita una campagna di sensibilizzazione per riportare il tema della cittadinanza al centro del dibattito. A guidare l’iniziativa sono i deputati del Pd Khalid Chaouki e la collega di Democrazia Solidale Milena Santerini. E con loro una quarantina di eletti che hanno già aderito all’appello. Un paio di giorni fa una delegazione è stata ricevuta dal presidente del Senato Pietro Grasso, che si è schierato convinto a favore della riforma. «Se dipendesse da me – ha spiegato la seconda carica dello Stato – la legge sarebbe già stata approvata».