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‘Criticare Israele non è antisemitismo’

14 Febbraio 2017

Intervista da Gerusalemme con il giornalista e scrittore Eric Salerno, esperto di questione mediorientale

Domani, mercoledì 15 febbraio, sarà un giorno importante per definire i rapporti tra Israele e i nuovi Stati Uniti di Donald Trump. Si terrà infatti, alla Casa Bianca, l’atteso incontro tra il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il neoeletto Presidente Usa, dal quale emergerà (ci si augura), con maggiore chiarezza, la linea dell’Amministrazione americana nei confronti di Israele. Le certezze, a oggi, sono poche e i temi sul tavolo molti. Primo tra tutti, la contestata legge sulla ‘regolarizzazione’ degli insediamenti, approvata lo scorso 6 febbraio dalla Knesset, che è costata al Governo di Israele le critiche di ampia parte della comunità internazionale.
Attacchi che non sono piaciuti al Primo Ministro e leader del Likud, da sempre “molto bravo a giocare sul senso di colpa per ciò che è avvenuto agli Ebrei nella loro storia“, dice il giornalista e scrittore Eric Salerno, “per evitare attacchi alla sua politica“. E proprio per questo, “circa quindici anni fa“, prosegue Salerno, “l’attuale Premier riunì numerosi esponenti poilitici a lui vicini, al fine di elaborare un‘equazione che venne presentata al mondo. La formula diceva chiaramente: criticare la politica israeliana, è sinonimo di antisemitismo“.
Domani vedremo se anche Trump si unirà al coro di quelli che sono contrariati dalla decisione del Parlamento israeliano di approvare la ‘Regulation law’, ma allo stato attuale, nessuno è in grado di prevedere cosa si diranno i due leader. Dopo i molti attestati di stima del magnate americano nei confronti di Israele, fatti nel corso della campagna elettorale, recentemente, in un’intervista concessa al quotidiano ‘Israel HaYom‘, vicino al Premier Netanyahu, il Presidente Usa ha ripetuto di non ritenere «che andare avanti con le colonie aiuti la pace». E sempre Trump, ha aggiunto che «le colonie non rappresentano una ‘forza positiva‘ in grado di favorire un accordo» tra Israele e Palestina. Sembrerebbe, quindi, che il pensiero del neoeletto Presidente si sia recentemente distaccato rispetto ai toni usati nei mesi precedenti all’insediamento. Ma che la questione colonie  sia un problema non solo per gli Usa, ma anche all’interno di Israele, non è una novità. La nuova legge è sotto appello, dopo i ricorsi delle organizzazioni per i diritti umani israeliane e palestinesi, alla Corte Suprema e i pronostici sono favorevoli a una sua revisione, se non alla definitiva bocciatura.
La cosa certa è che occorre ricostruire quella storica solidità di rapporti tra i due Paesi, incrinatasi con le scelte della Presidenza Obama. Un punto di incontro sarà trovato, fuori di dubbio, sull’Iran, dove è parsa chiara la sintonia tra i due leader. Basse, invece, sono le aspettative per una discussione approfondita sulla questione palestinese. Ancora brucia infatti, in Israele, l’astensione Usa in sede di approvazione della risoluzione Onu ‘2334’, che ha condannato la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania.