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Trump e l’India: un matrimonio destinato a durare?

27 Gennaio 2017

Anni di collaborazione e l’avvento del nuovo presidente sembra non poter cambiare i rapporti tra i due Paesi

Che effetto avrà l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca sul sistema delle relazioni fra Stati Uniti e India? E’ una domanda che sorge spontanea dopo la recente telefonata fra il Presidente da poco insediato e il Primo Ministro Narendra Modi, telefonata che le parti hanno concordemente definito ‘calda’ e ‘amichevole’. Negli scorsi anni, sia sotto l’amministrazione di George W. Bush, sia sotto quella di Barack Obama, i rapporti fra Washington e il secondo ‘gigante asiatico’ si sono consolidati, pur se con alti e bassi e con una serie di questioni problematiche ancora aperte. L’avvio della ‘Global War on Terror’ prima, quello dell’intervento militare in Afghanistan dopo hanno spianto la via ad una fase di intensa collaborazione politica e militare, in buona parte legata a quelle che sono le mai celate ambizioni regionali di Nuova Delhi. Il crescente peso politico della Cina (con cui l’India ha vari contenziosi aperti, primo fra tutti quello legato alla definizione della frontiera himalayana) ha rafforzato tale processo, che trova, tuttavia, un punto di debolezza nel miglioramento registrato a partire dal 2014 dei rapporti fra Washington e il Pakistan, che dell’India rimane il nemico storico. Anche le relazioni cordiali che Nuova Delhi intrattiene con Mosca e Teheran rappresentano un punto di frizione fra le parti.
Stati Uniti e India hanno oggi in corso una lunga serie di programmi di collaborazione in campo culturale, strategico, militare ed economico. Il potenziale economico indiano, unito alla presenza di una forte comunità indiana negli Stati Uniti (che si traduce in un significativo ‘ritorno’ elettorale delle politiche pro-India al Congresso) giocano anche loro in favore di più solidi rapporti fra i due Paesi. Dal 2014 (anno dell’insediamento) a oggi, Modi (che come Chief Minister del Gujarat si era visto negare il visto d’ingresso negli Stati Uniti a causa delle responsabilità che gli erano state attribuite per le violenze interconfessionali che avevano colpito lo Stato nel 2002) ha compiuto tre visite ufficiali nel Paese, visite contraccambiate da quella del 2015 del Presidente Obama in occasione del sessantaseiesimo anniversario dell’adozione della costituzione indiana. Già nel 2010 Obama aveva annunciato l’intenzione di sostenere la candidatura indiana a un eventuale nuovo seggio permanente al Consiglio di Sicurezza ONU. Negli anni successivi, nuovi accordi avrebbero rilanciato la cooperazione fra la parti, ad esempio nei comparti della difesa, del nucleare civile, del contrasto al terrorismo e della protezione della sicurezza interna, del clima e dell’energia, dell’educazione, della scienza e tecnologia, oltre che – ovviamente – degli scambi commerciali.