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Palestina, viaggio nelle bellezze archeologiche ritrovate

7 Novembre 2016

Gerusalemme, Gerico e Betlemme. Un tesoro dimenticato riemerge dai restauri. Grazie al riconoscimento dell’Onu. E a quello dell’Unesco rifiutato da Tel Aviv.

L’Unesco non è tornata indietro, approvando a voto segreto la controversa risoluzione sui luoghi sacri di Gerusalemme presentata, per conto della Palestina e della Giordania, dal Libano e dalla Tunisia, tra gli attuali 21 membri del Comitato per il Patrimonio universale dell’organizzazione dell’Onu per l’educazione, la scienza e la cultura.
«Spazzatura» per il governo israeliano che, dopo aver sospeso «tutte le attività professionali» con l’Unesco, ha ritirato il suo ambasciatore alla sede di Parigi.
LE MOSCHEE E IL TEMPIO. Una vittoria invece per i palestinesi,  solo l’ultima di altre in seno all’Unesco. Intanto il testo è passato con modifiche non sostanziali rispetto al vulnus denunciato da Tel Aviv, aggiungendo una citazione in ebraico del Muro del pianto, ma l’adiacente Spianata delle moschee (teatro della Seconda intifada) è rimasta indicata con la sola denominazione musulmana e non – anche – come il Monte del tempio rivendicato dagli ebrei.

La Cupola della roccia, nella Spianata delle moschee di Gerusalemme (Getty).
Poi, sotto l’impulso del riconoscimento all’Onu nel 2012 come Stato osservatore, la Palestina sta restaurando e aprendo ai turisti diversi siti di inestimabile valore storico, artistico e architettonico, visitati e ricordati anche dal capo di Stato italiano Sergio Mattarella durante la sua tappa in Palestina.
Alcuni di questi sono patrimoni dell’umanità dell’Unesco, ma a rischio di sopravvivenza, fino a qualche anno fa, a causa dell’abbandono per i secolari conflitti territoriali e religiosi della regione.
PATRIMONI DA SALVARE. Da Gerusalemme a Gerico a Betlemme, scavi, analisi e restauri sotto la responsabilità dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) e/o delle Chiese (secondo la legge dello statu quo che regola i rapporti e l’amministrazione dei beni tra le comunità cristiane in Terra santa), stanno ora portando alla luce meraviglie archeologiche dell’antichità che chiariscono anche importanti indizi storici sul lungo e conteso passato della Cisgiordania.
A Gerusalemme Est le prime analisi al sepolcro di Gesù

Nella città vecchia di Gerusalemme Est, restaurare beni architettonici non è mai facile.
Vuoi perché il centro storico palestinese è sotto occupazione israeliana (riconosciuta anche dall’Onu) dal 1967, vuoi per la litigiosità tra armeni, greco-ortodossi e cattolici che si dividono le chiese, la basilica del Santo sepolcro, che per la tradizione cristiana ospitò le spoglie di Gesù risorto, è tra i luoghi sacri cristiani più visitati peggio conservati al mondo.

Una processione pasquale all’edicola del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Getty).

Ma nel 2015, grazie a 4 milioni di dollari di donazioni in gran parte provenienti dal re di Giordania Abdullah II e dalla famiglia di magnati greco-turchi Ertegun, d’intesa con gli altri due rami della religione, il Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme ha appaltato all’Università tecnica nazionale di Atene i restauri dell’edicola del Santo sepolcro con la tomba di Gesù, da finire nel 2017.
GLI ARCHEOLOGI DI ATENE. Per la prima volta dal 1500, il team di archeologi e scienziati ha alzato la copertura di marmo posta sulla superficie originale ai piedi dell’altura del Golgota dove, secondo le sacre scritture, fu deposto il corpo del messia. Gli studiosi si aspettano di ricavarne diverse informazioni dopo «lunghe analisi».
Aperti al pubblico i mosaici dell’antichissima Gerico

È dei giorni delle accese polemiche di Israele contro l’Unesco anche la notizia dell’apertura eccezionale al pubblico a Gerico, in Palestina, del pavimento a mosaico stimato il più grande del Medio oriente, esposto prima dell’ultima fase di lunghissimi restauri.

L’apertura eccezionale al Palazzo dei Califfi di Hisham di Gerico (Getty).
Da Ramallah, il ministero del Turismo e delle Antichità ha annunciato «prevedibilmente entro il 2018» il recupero definitivo dell’Albero della vita nel Palazzo dei Califfi di Hisham: un impressionante mosaico bizantino di 825 metri quadrati che si reputa risalire all’VIII secolo d.C.
Scoperto nel 1943 nella cittadina sul Mar Morto più bassa e, con Damasco, più antica al mondo, il sito di Hisham è stato poi bloccato nel 1967 dall’occupazione della Guerra dei sei giorni.
AIUTI DAL GIAPPONE. Gli accordi di Oslo del 1993, che hanno assegnato all’Anp competenza nella zona, hanno riaperto alla possibilità di scavi e restauri, partiti nel 1994 proprio sotto la guida di un team di specialisti italiani e finanziati dal governo di Roma.
Ma gli interventi per una conservazione a lungo termine del grande mosaico sono potuti cominciare solo nell’autunno del 2016 (quando l’area è stata richiusa) grazie al contributo finanziario dell’Agenzia governativa giapponese per lo Sviluppo internazionale (Jica).
I lavori alla mangiatoia della Natività di Betlemme

Nel 2012 l’Unesco ha infine inserito la Basilica della Natività di Betlemme (e nel 2014 parte dei paesaggi del governatorato) tra i patrimoni dell’umanità.
Ma il sito originario della grotta di Gesù, come sta affiorando dalle analisi dei lavori in corso, rischiava di cedere per il tetto pericolante e le infiltrazioni che non venivano curate dal 1400.

I mosaici alle pareti restaurati dagli italiani alla Natività di Betlemme (Getty).
Dal 2013, un team di università e specialisti italiani, coordinati dall’azienda Piacenti vincitrice dell’appalto palestinese e da una Commissione ad hoc dell’Anp, ha ristrutturato e sanato le strutture portanti, e restaurato gli angeli dei mosaici bizantini.
Il presidente Abu Mazen ha mediato molto tra armeni, greco-ortodossi e cattolici, difficili conviventi nel complesso come al Santo sepolcro, per far decollare i grandi lavori.
QUASI 20 MILIONI DI SPESA. Dopo le colonne, con un accordo anche delle tre chiese, si procederà al recupero del pavimento originario e al restauro della mangiatoia, dove nell’anno zero nacque Gesù.
Il cantiere di Betlemme, molto apprezzato da Mattarella, procede al ritmo delle donazioni degli Stati esteri, della diaspora palestinese e di tanti benefattori privati: sono arrivati 10 milioni di dollari, se ne stimano necessari altri 7, se tutto va bene, per altri 3 anni di interventi.
Mentre altri restauri potranno partire nella West Bank.