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Apple, il paradosso dell’Irlanda: ricorso contro la Ue per non incassare i 13 miliardi

31 Agosto 2016


Il Governo irlandese intende fare ricorso contro il giudizio della Commissione europea, che ha ordinato a Apple di pagare 13 miliardi (più interessi) di tasse arretrate a Dublino ed equiparate da Bruxelles ad aiuti di Stato. «Sono profondamente in disaccordo con la decisione- ha detto il ministro delle Finanze irlandese, Michael Noonan, parlando di invasione di campo nelle prerogative in materia fiscale degli Stati membri -. Non mi resta che chiedere l’approvazione del Consiglio dei ministri per fare ricorso davanti alla Corte di giustizia europea» .

Il paradosso
Può sembrare un paradosso di fronte a entrate che, per l’erario irlandese, equivarrebbero al budget sanitario di un anno intero. Tuttavia – oltre al fatto che non sarebbero risorse “spendibili” presso l’elettorato ma, in base alle regole europee, dovrebbero andare ad abbattere il debito pubblico – bisogna considerare le ricadute future per l’attrattività di Dublino, vero e proprio magnete per le multinazionali (soprattutto americane), spinte a stabilirsi nella capitale irlandese in primo luogo dal regime fiscale favorevole.

La sola Apple in Irlanda dà lavoro a 5.500 persone, nel settore privato una persona su cinque nel Paese lavora in una multinazionale secondo gli ultimi dati dell’Ida, l’Agenzia irlandese per gli investimenti. Il contributo di questi investimenti è stato decisivo per la ripresa dell’isola da una grave crisi economico-finanziaria che l’ha obbligata, nel 2010, a chiedere un piano di aiuti internazionali da 67,5 miliardi.

L’accusa
L’accusa nei confronti di Dublino e Apple riguarda due “tax ruling” del 1991 e del 2007, accordi fiscali relativi agli utili imponibili di due società di diritto irlandese appartenenti al gruppo (Apple Sales International e Apple Operations Europe) alle quali facevano capo tutti i profitti derivanti dalle vendite in Europa della multinazionale. Grazie ai tax ruling, solo una piccola parte di questi utili veniva tassata con la già favorevole corporate tax irlandese (12,5%); la quasi totalità veniva invece attribuita a una “sede centrale” che non aveva nessun ufficio reale né dipendenti e le cui attività consistevano esclusivamente in sporadiche (e brevi: non più di 20 minuti) riunioni del consiglio di amministrazione. In virtù di specifiche disposizioni del diritto tributario irlandese, oggi non più in vigore, gli utili attribuiti alla sede centrale non erano dunque soggetti a tassazione in nessun Paese. In questo modo la multinazionale di Cupertino, secondo la Commissione, ha pagato sugli utili di Apple Sales International soltanto un’aliquota effettiva dell’imposta sulle società che dall’1% del 2003 è via via scesa fino allo 0,005% del 2014.

Le conseguenze per Dublino
I tempi del ricorso non saranno brevi: si parla di anni. Se però alla fine dovesse prevalere la tesi della Commissione, Dublino sarebbe obbligata a incassare gli arretrati, pena una procedura di infrazione per aiuti di Stato che potrebbe culminare in una sanzione.

Le ricadute politiche potrebbero però essere molto più immediate e creare tensione sull’opportunità di presentare ricorso con l’Alleanza indipendente, partner del governo di minoranza guidato dal Fine Gael.