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Algeria: il film Vote off censurato agli Incontri di Cinema di Bejaia

di Vari Autori, Tlaxcala, 7 settembre 2016, traduzione italiana di Milena Rampoldi, ProMosaik. Comunicato stampa, Annullata la proiezione del film “VOTE OFF”





L’associazione
Project’heurts, organizzatrice dei Rencontres Cinématographiques di
Bejaia, annuncia con ramarrico che il film “Vote Off”, realizzato da
Fayçal Hammoum e prodotto da ThalaFilms, inizialmente previsto per
giovedì 8 settembre 2016 alle ore 17 non ha ottenuto il visto culturale
per essere proiettato. Divieto ai sensi della legge nr. 11-03 del 17
febbraio 2011 riguardante la cinematografia, decreto 13-276.
L’associazione Project’heurts si vede costretta ad annullare la
proiezione del film.
L’associazione Project’Heurts, attaccata in modo del tutto particolare
ai valori della democrazia e della libertà di espression e di creazione,
ha deciso di aprire un dibattito sulla legge cinematografica, sulla
libertà d’espressione in Algeria giovedì ore 17, che sarebbe dovuta
essere l’ora della proiezione del film “Vote Off”, in presenza del
realizzatore e del produttore del film.
Il presidente
A.Hochiche
Lettera del realizzatore di Vote Off, Fayçal Hammoum
Gentili Signore, Egregi Signori,
Artisti,
giornalisti, spettatori, curiosi, cittadini amanti della cultura e amici
di tutti i tipi, è con immensa tristezza che mi rivolgo a voi oggi.
Infatti
alcuni giorni fa ho ricevuto una chiamata di Abdenour Hochiche,
direttore dei Rencontres Cinématographiques di Bejaia il quale mi
annuncia alla mia sorpresa che il mio film documentario intitolato “Vote
Off”, girato due anni fa ad Algeri durante le ultime elezioni
presidenziali e prodotto da Thala Films, non potrà essere proiettato
questo giovedì, 8 settembre, in occasione di questi incontri, come
previsto inizialmente. Il motivo: il ministero della cultura algerino
rifiuta di dare un’autorizzazione di proiezione. Questo documentario che
tratta delle elezioni presidenziali è stato l’unico film di tutto il
programma a non ottenere questa autorizzazione (la quale introduzione,
ricordiamolo, è alquanto recente). Dunque si deve guardare in faccia
alla realtà e chiamare le cose per nome: si tratta di un caso flagrante
di censura!
Essendo un
giovane cineasta come altri sono medici o panettieri e facendo quello
che come loro, modestamente, so fare meglio, questo braccio di ferro con
il ministero del mio paese e di altre autorità “supreme” della cultura
inizia veramente a stancarmi. E sono anche stufo di dover chiedere la
grazia per un film condannato a morte dalla censura.
Ma visto
che per quanto mi riguarda sono condannato alla speranza, vi parlerò di
un film, di una libertà e di un gioventù. Questo film si chiama “VOTE
OFF”. Avrebbe anche potuto chiamarsi “C’era una volta un mese di aprile
del 2014” oppure “Di che cosa sognano i ragazzi del quartiere”. Prima di
tutto si tratta di un film fatto con gli algerini, in Algeria,
ovviamente con dei mezzi di produzione modesti, ma un’energia mostruosa.
È un
viaggio elettorale o piuttosto una ballata ove dubbio, paura e speranza
si sovrappongono. Come un postino, sono andato da porta a porta; ho
passato il tempo con degli amici, ne ho incontrati di nuovi; ho captato
dei momenti intimi; ho visto questi uomini e queste donne che uscivano
di casa per andare a lavorare, sognare, combattere, e ho avuto voglia di
riprenderli, di amarli, di accompagnare ogni momento della loro vita e
di costruire con loro una storia che alla fine è diventata un film, ma
che costituisce anche una parte della nostra memoria collettiva. E
questa memoria collettiva la trasmetteremo ai nostri figli.
Al di là
dei percorsi individuali dei miei personaggi che costituiscono il nucleo
del progetto ho anche prodotto questo film per un motivo molto semplice
e senza dubbio anche un po‘ ingenuo: io vogli credere che l’Algeria
possa e debba diventare il più democratica possibile.
Vietare questo film significa vietare l’idea centrale all’origine dello
stesso. La credenza in uno stato di diritto ove l’espressione di un’idea
non viene vissuta come una minaccia, ma come un’opportunità.
Vietare questo film, significa vietare innanzitutto tutti i film che
vorrebbero affermare dei valori di questo tipo. E significa ammettere,  che vi piaccia o no, che niente cambierà.
I cammini della  libertà
non sono sempre facili ed è proprio per questo che non si devono mai
perdere di vista. Si può sempre seppellire un film, ma mai la parola e
ancora meno il pensiero degli esseri umani.
GRAZIE A TUTTI.

FAYÇAL HAMMOUM
Regista & produttore