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ONU, missione di pace nel Sahara Occidentale,e i Sahrawi chiedono diritti umani

di
Madeleine Bair
, 24
Maggio 2016.

Mentre questa settimana i diplomatici
internazionali si sono incontrati per decidere del futuro della
missione di pace dell’ONU nel Sahara Occidentale, i dimostranti
hanno protestato nei territori occupati in nome
dell’autodeterminazione e dei diritti umani.



La
disputa sull’indipendenza del Sahara Occidentale va avanti da più di
40 anni ormai. Dopo che la Spagna si ritirò dalla sua ex-colonia, il
Marocco dichiarò guerra per il territorio, combattendo l’esercito
indipendente del Fronte Polisario dei Sahrawi. Quando le Nazioni
Unite negoziarono il cessate il fuoco nel 1991, decine di migliaia di
Sahrawi furono dislocati nei campi profughi algerini. 

Oggi, il
territorio conteso è inserito nella lista dell’ONU dei territori
non autonomi
. Uno dei passi accettati da entrambe le parti fu il
referendum per permettere ai Sahrawi di votare o per l’indipendenza o
per l’integrazione con il Marocco, ma ciò deve ancora
concretizzarsi.



Due giorni fa,
come ogni anno dal 1991, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha
preso la decisione di prolungare la missione di pace nel Sahara
Occidentale
, nota come MINURSO, estendendone il mandato per
un altro anno. 

I Sahrawi e i loro sostenitori da tutto il mondo hanno
fatto appello all’ONU affinché estendesse il mandato della
missione anche al monitoraggio
dei diritto umani

Martedì l’inviato dell’Unione Africana nel
Sahara Occidentale, l’ex presidente del Mozambico Joaquim Chissano,
ha
richiesto che venisse dato un termine

per
il referendum.



L’insoddisfazione
per lo status quo si può osservare in un recente video delle
manifestazioni nel Sahara Occidentale. Lunedì si sono verificate
numerose proteste coordinate in ogni parte del territorio.



Nelle
manifestazioni una donna regge una bandiera sahrawi mentre dei
dimostranti invocano l’autodeterminazione (un reato per la legge del
Marocco, che proibisce
a organizzazioni e individui di sfidare la sovranità marocchina
sul
territorio). Intonando cori in arabo, i manifestanti invocano il
rovesciamento del regime e il diritto all’autodeterminazione.


Le
proteste dei Sahrawi di lunedì chiedono anche giustizia
per Brahim Saika
, uno degli attivisti leader del movimento per i
diritti economici dei Sahrawi. Saika
è morto il 15 aprile

in
un ospedale del Marocco, mentre era in detenzione.




FONTE: Global Voices