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Tutto questo per questo? Ormai al quinto anno dalla “rivoluzione” tunisina

Tlaxcala, 18 dicembre 2015.
Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي 
Übersetzt von  Milena Rampoldi میلنا رامپلدی

Si devono usare le virgolette per designare gli avvenimenti iniziati con l’autoimmolazione di Mohamed Bouazizi il 17 dicembre del 2010 a Sidi Bouzid, poi accelerati dalla sua morte il 4 gennaio 2011, che condurranno alla fuga precipitosa del dittatore Ben Ali, ben consigliato dai soliti amici di sempre che vi vogliono bene, venerdì 14 gennaio 2011. Una rivolta senza morti dalla parte del nemico, ma 300 caduti tra gli insorti, è tutt’altro che una rivoluzione. Una rivoluzione che non taglia teste non si può dire rivoluzione. Per questo tra Parigi e Bruxelles hanno inventato il termine simpatico “rivoluzione dei gelsomini”, una variante per tour operator delle rivoluzioni di  velluto, arancione e altri colori dell’arcobaleno dei centri di comando del mondo.


Cinque anni dopo la fase 1.0, i tunisini stanno ancora aspettando la fase 2.0.
Che cosa costatano?1- Hanno una nuova costituzione. Ottima cosa che comunque non dà da mangiare. Infatti, per dirla con le parole dello scrittore tedesco Brecht: E siccome un uomo è un uomo vuole qualcosa da mangiare, allora, prego!/Chiacchiere non lo sfamano./Non è mangiare, quello. 
“Grazie, Signor Presidente”, Foto (2011) di Fakhri El Ghezal che attualmente sta scontando una pena di un anno di reclusione per detenzione di erba 
2-Sono governati da dei fossili diretti da un dinosauro che ha appena festeggiato il suo 89esimo compleanno. Rendendosi conto di non essere immortale, l’occupante del palazzo presidenziale di Cartagine è dunque indaffarato nei preparativi della sua successione dinastica: al suo figlioletto (che ha appena 54 anni) si prospetta un futuro splendente. Evidentemente tutti questi imbrogli presentano qualche inconveniente, infatti hanno scatenato una bronca all’interno del partito al potere, che un gruppo di deputati ha abbandonato, sbattendo la porta. Ma la cosa ancora più grave riguarda il fatto che rimane poco tempo per occuparsi delle questioni vere e proprie del paese, iniziando dai kamikaze a ruota libera che fanno quello che vogliono, visto che la polizia non dispone né della formazione né di direttive chiare né di una tabella di marcia per soffocare il cosiddetto “terrorismo”. 

3- La polizia, giustamente, parliamone. Fa praticamente quello che vuole. Agisce di testa sua o obbedisce agli ordini? Tutti e due, capitano mio. In entrambi i casi il risultato rimane lo stesso: il senso di insicurezza generale rimane perfettamente giustificato. Tutti i giovani tunisini, indipendentemente dalla loro apparenza e dal loro sesso, oggi sono “selvaggina con la condizionale”. Basta seguire la cronaca degli avvenimenti attuali per rendersene conto. Un terzo dei 30 000 prigionieri oggi nel paese sono giovani condannati o in attesa di giudizio per detenzione o consumo di erba. In poco più di 3 anni, l’apparato della polizia ha rinnovato lo stock, svuotato dalle liberazioni di massa all’indomani della “rivoluzione”. Il cittadino comune si dà un pizzicotto per verificare se sogna o meno: “Con ISIS alle nostre porte e tra noi non gli rimane altro da fare che dare la caccia ai fumatori della cannabis? Sono diventati matti o cosa?” Ed ecco che la merce umana messa in carcere ora viene completata dagli omosessuali. Le condanne a 3 anni di prigione per “sodomia” si abattono. E per completare il quadro, aggiungiamo la molestia nei confronti delle portatrici di seni: non si sa mai, magari potrebbero denudarli per protestare contro la merda dominante e ambiente. Riassumendo, per dirla con le parole di almeno il 75¨% dei tunisini e delle tunisine, ci si può chiedere: “Allora, arriva questa rivoluzione?”
“Ha nevicato” (2012), di Atef Maâtallah che attualmente sta scontando una condanna ad un anno di 
reclusione per detenzione di erba
4-Ma tutto questo non è affatto che un dettaglio, vista la situazione reale della massa del popolo: il prezzo dell’olio è praticamente triplicato nel giro di 4 anni. Gli altri prezzi sono aumentati vertiginosamente. I salari si sono adattati solo parzialmente per quelli che un salario ce l’hanno.  E per la metà dei giovani non è affatto così. Il turismo è crollato. Frontex ha costruito un muro elettronico praticamente invalicabile nel Mar Mediterraneo e il budget modesto dello stato basta per un pelo per pagare gli interessi del debito ereditato dalla dittatura – una proposta di legge depositata presso l’Assemblea Costituzionale per eseguire un audit sur questo debito alla fine è caduta nell’oblio. Ed a questo debito si aggiunge quello nuovo, contratto dal regime “democratico” (pari a 1,7 miliardi di $). Per farla breve: ci vuole una gigantesca dose di ottimismo per immaginarsi un futuro di qualsiasi tipo. 

Tunisia, “No Future” ?
Sarà il popolo a rispondere a questa domanda. Rimanete connessi, vi aspettano altre sorprese.